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sabato 13 giugno 2026

MORIRE PER RINASCERE -Matsuri Dojo ShōMon 生門-

>MORIRE PER RINASCERE<
-Matsuri Dojo ShōMon 生門-
 
La dinamica delle lezioni in Dojo, in questo ultimo periodo, ha un andamento fluido; espande e ritrae come un’onda di marea: lenta, possente, antica.
La comprensione di questi ritmi, in fondo gli stessi di quelli che caratterizzano la Vita, diventa essenziale per giungere alla fonte originaria del movimento marziale: l’istante dove tempo e spazio perdono di significato scavalcando l’uomo, per arrivare all’eterno. 
Questo è il cammino, non acquisizione, ma abbandono; non resa, ma sublimazione della propria essenza: l’azione (pensiero, intenzione, moto …) MUORE per poi RINASCERE a nuova forma, che non è solo sostanza tangibile, non è neppure solo soffio impalpabile, semplicemente ESISTE.
Esiste nel sorriso timido e impacciato ed in quello baldanzoso e sfrontato.
Esiste nel Kata dimenticato ed in quello perfettamente ricordato.
Esiste nel kiai sussurrato ed in quello urlato a squarciagola.
Esiste nel movimento perfetto ed in quello scoordinato.
Esiste nel Maestro che intima e, un istante dopo, abbraccia 
Esiste in chi è presente nonostante tutto e in chi vorrebbe essere altrove 
Esiste in chi non puoi vedere, ma riesci a sentire.
Esiste in quei cuori sinceri, genuini che ieri, al Matsuri, hanno donato una goccia di acqua pura all’Universo che li osservava.
Grazie.
Fede
 
Immagine presa da: https://it.123rf.com/photo_15034781_qui-ci-sono-le-gocce-d-acqua-pura-il-resto-%C3%A8-il-gioco-con-sfondo-e-la-luce.html

sabato 30 settembre 2023

PRESENZA

 >PRESENZA<

"L'efficacia di una tecnica non può essere rappresentata dalla sua apparenza" (S.Egami)


Tora kake-ryū (虎 駈け 流) significa più o meno: muoversi verso l'avversario come una tigre; è un Kata ricco di particolari, invisibili ad occhi inesperti, che lo rendono molto più difficile tecnicamente ed impegnativo fisicamente di ciò che il suo Embusen lineare è in grado di raccontare.

Un proverbio giapponese recita: "Se non entri nella tana della tigre non ne ottieni i cuccioli" e interpretare questo Kata richiede proprio un ingresso, un' immersione ad occhi chiusi nelle profondità più vacue della propria essenza marziale, cercando acqua e fuoco, buio e luce, materia ed energia.

Il Maestro Marco, è il Suo Kata, muove Ki nell'aria con ampi gesti delle braccia, un Soffio che respiriamo potente in quei due secondi in Yoi prima di esplodere … è solo Kime, contrazione, decontrazione, velocità, pausa, Kiai. Senza pensieri, "Mente colma di Vuoto" (Mu Shin無心) o, comunque, senza accorgersi di pensare.

Nessuna apparenza, solo verità.

E la verità arriva sempre, lo sa anche quell' uccellino che, con la sua cinguettante melodia, accompagna nel rispettoso silenzio globale, tutti i due minuti dell'esibizione, quasi a sottolineare come, anche nell'assenza, possa risuonare nei cuori una presenza.

🌻

09/07/23

Matsuri dal Maestro Luciano Parisi



Le foto mi appartengono 

domenica 3 luglio 2022

HANAGASUMI

 >HANAGASUMI (花霞)<


“L’essenza delle Arti Marziali non è l’arte in sé, ma ciò che si cela nel profondo di te stesso” (G. Yamaguchi)

Il termine giapponese Hanagasumi descrive il momento in cui i fiori di ciliegio sono in piena fioritura, al massimo del loro splendore, ma è anche, con una lettura più profonda, il momento in cui l’uomo raggiunge la migliore espressione di se stesso.

_ Il tuonare dei Tamburi Taiko scuote le possenti fondamenta del Dojo: energia primitiva sgorga impetuosa dalle viscere della Terra a nutrire anime affamate di vita, un mare di suoni di una dolcezza violenta genera onde concentriche sempre più ampie, fino ad unire tutti in un unico abbraccio o, forse, in una lenta emozionante risacca.

Il “Vecchio” Maestro non perde un suono, un movimento. Il tempo ha lasciato segni sul corpo, ma lo Spirito è sempre quello della Tigre; lo sguardo penetra e lascia il segno.

Il "Mio" Maestro è un faro.

“Jion” l’urlo secco e deciso avvisa e prepara all’inizio. Aspettavo il momento, “Hanagasumi”, non ho tempo di respirare, il mio corpo ha già iniziato il Kata.

Il cervello rettiliano prende la parola e spegne ogni tipo di interferenza cognitiva; libero Kime ad ogni colpo senza rendermi assolutamente conto di ciò che sto facendo. La sequenza di movimenti vive di vita propria e di una devastante energia che governa ogni mia intenzione: ho uno, dieci, cento avversari e li anniento senza sosta. La stanchezza prova a ghermire polmoni e gambe, ma il Drago che sta animando la mia essenza la spazza via con un colpo di coda.

In un attimo che sembra durare ore tutto finisce.

“Rei”, il saluto. Le gocce di sudore dalla fronte incontrano la forza di gravità e lasciano schizzi scuri sul tatami, vicino ai miei piedi.

Cerco lo sguardo di Marina, lei cerca il mio.

Resta il tempo per una splendida sorpresa a Matteo, Hanagasumi._

Matsuri dal Maestro Luciano Parisi - 03/07/2022

Fede

“L’Arte Marziale è lo spirito di chi con una semplice lancia può far fronte, in nome della dignità, all’arma più potente e più sofisticata. Questo è lo spirito dell’Arte Marziale e, in definitiva, dell’uomo”. (T.D. Roshi)





Le foto sono tutte di mia proprietà 

domenica 28 novembre 2021

KARATE DO - SHŌ MON DO

 >KARATE DO - SHŌ MON DO<


“Sei Respirazioni” intima il Maestro.
_ Amore
_ Conoscenza
_ Osservazione
_ Cammino
_ Armonia
_ Liberazione
I gesti, scolpiti nella memoria, semplicissimi, ma mai eseguiti perfettamente, o meglio, con la perfezione che il Maestro richiede, avvolgono il Dojo in pochi istanti di liturgica sacralità. Credo che solo l'esecuzione dei Kata abbia un impatto maggiore sul mio sistema limbico: il risveglio di rettiliane emozioni, il rumore di antiche battaglie, le mani che si infiammano, il cuore che, nonostante acceleri, infonde una profonda calma e una marziale sicurezza.
Inizio il rituale ad occhi chiusi. Cerco di coordinare il movimento delle braccia con quello del diaframma e, mano a mano che le tensioni calano divento tutt’uno con l’azione.
_ Amore: abbraccio me stesso con l’intenzione di avvolgere il mondo intero. L’Amore è la base del Karate Do inteso come via di perfezionamento personale - Nell’Arte Marziale che deve educare l’uomo non può esistere il nemico, non può esistere l’avversario. Quest’Arte Marziale è diventare tutt’uno con l’universo, non ha il fine di diventare più forti o di proiettare lontano un rivale. Noi ci alleniamo nella speranza di essere utili a qualcuno, nell’idea di portare la pace intorno a noi (M.Ueshiba) - e il gesto che lo rappresenta, nella sua morbidezza, racchiude l'energia di un esplosione interiore, un perfetto connubio tra polarità sensoriali solo apparentemente distanti. L’Amore è una forza terapeutica.
_ Conoscenza: sollevo le braccia e il mio respiro fino al Cuore e, per qualche istante, lì lo deposito. Lascio che si espanda e coinvolga ciò che l’essenza dell’organo rappresenta: la Mente (Shen), un’entità sottile e immateriale che diventa intelligenza, saggezza, percezione, non solo verso il Karate, ma coinvolgendo la vita stessa. - Il Karate è uno studio che dura tutta la vita (K. Mabuni) -. La conoscenza eleva lo Spirito.
_ Osservazione: un grande cerchio, Ensō (円相), che si chiude (o forse prova a chiudersi) sul volto, a simboleggiare l’illuminazione, la forza e l’universo. Gli occhi per guardare il percorso, ma anche per guardarsi dentro, per comprendere e per comprendersi durante il viaggio. Esce aria e entra consapevolezza. - Prima di studiare l’Arte, un pugno per me era soltanto un pugno e un calcio soltanto un calcio. Dopo aver studiato l'Arte, un pugno non era più un pugno e un calcio non era più un calcio. Adesso che ho compreso l’Arte, un pugno è tornato ad essere soltanto un pugno e un calcio soltanto un calcio. La cultura porta alla semplicità. La mezza cultura porta alle complicazioni (Bruce Lee (李小龍,Lǐ Xiǎolóng Lee Jun-fan) -. Osservare permette di crescere.
_ Cammino: le mani, lentamente, arrivano agli occhi e si aprono a mostrare la Via, il Do. - In giapponese “Do” significa “la Via”. Come praticare questa via? Attraverso quale metodo la si può ottenere? Non soltanto attraverso una tecnica e ancor meno attraverso una competizione sportiva. La Via del guerriero”, il BuDo, include arti come il Kendo, il Judo, Il Karate Do, l’Aikido e il Kyudo, eppure, l’ideogramma “Bu” significa, tra l’altro, “interrompere, arrestare la lotta”. Poiché nel BuDo non si tratta soltanto di competere, ma di trovare la pace e il dominio di sé (T. Deshimaru) -.La scelta di questo percorso rivela il carattere di chi la compie; è scoperta, attraverso la comprensione (o presunta tale) delle possibilità del nostro corpo (leggasi corpo-mente) del proprio coraggio, abnegazione, spirito di sacrificio, desiderio di crescita. Un percorso condiviso, ma affrontato nel silenzio della propria essenza, un viaggio in compagnia, ma svolto in solitudine, nel pieno rispetto di una pseudo dicotomia Yin/Yang che in effetti dicotomia non è, piuttosto alternanza e integrazione. Ecco, il Cammino è integrazione e allo stesso tempo è evoluzione.
_ Armonia: dagli occhi le mani scendono in basso per poi disegnare, due cerchi sovrapposti, uno salendo per fuori alto e l’altro scendendo sullo stesso percorso, quindi collegati tra loro. Ed è proprio questo collegamento che crea il concetto di “Armonia”, anche etimologicamente, riferendosi ad un fare parte (collegarsi, appunto) di ciò che ci circonda, dunque anche al concetto profondo del termine Salute, come stato di legame benefico e completa sintonia con l’Universo intorno a noi. Armonia è vedere la bellezza dell’anima (la nostra e degli altri) e la bellezze delle cose, “Wa” (和), in giapponese (Armonia, appunto, ma anche ciò che è giapponese, o stile giapponese) rappresenta una grande lezione che ci insegna come la bellezza, la gioia e il senso civile si costruiscono con grande impegno, attraverso lavoro continuo su di sé, imparando ad essere pazienti, facendo le cose con cura, amorevolezza e apertura di cuore (Magokoro), mai a discapito degli altri, perché la felicità sostenibile deve essere un progetto comune - Se il vostro avversario vi attacca con impeto, ricevetelo con leggerezza. Se vi attacca con leggerezza, ricevetelo con leggerezza (K.M.) -. Armonia come partecipazione.
_ Liberazione: le mani si uniscono in basso e, decise, puntano al cielo, fino al massimo allungamento consentito mantenendo fluidità di movimento, per poi aprirsi in un grande cerchio che si chiude in basso. Si strappa un velo e si guarda oltre; si eliminano i paraocchi ampliando la visione e, finalmente, tutto appare più chiaro. O forse nuove domande compaiono all’orizzonte, domande che non hanno risposta se non praticando. Praticando Karate Do, cioè Amore, Conoscenza, Osservazione, Cammino, Armonia, Liberazione. - Io potrei correggerla, se lei volesse. Devo aver annuito, perché lui proseguì chiedendomi se fossi capace di “Chi Ku”, masticare amaro, l'espressione cinese che significa sopportare la sofferenza. Mentendo risposi di sì. Mi chiese se avessi paura del dolore. Mentendo di nuovo, risposi no. Vuole? Domandò. Voglio, risposi. E diventai suo allievo (M.S) -. Liberazione è un obiettivo, liberazione di un gesto che libera una Vita.
SHŌ MON (生門) a questo punto diventa qualcosa in più di una “scuola di Karate”, diventa un vero e proprio DO (道), un Cancello della Vita che si apre verso un cammino personale di ricerca profonda oltre che di apprendimento, una strada costellata di mille difficoltà, ma di una semplicità disarmante, nel pieno rispetto di un’alternanza tra due fasi di un movimento ciclico, infinito; un punto di appoggio concreto, in un mondo che ricerca l’astratto - L’efficacia di una tecnica non può essere rappresentata dalla sua apparenza (S. Egami Sensei) -.
Fede

L'immagine rappresenta il Dojo SHŌ MON e mi appartiene

sabato 7 novembre 2020

CIÒ DA CUI SI PARTE È CIÒ A CUI SI ARRIVA

>CIÒ DA CUI SI PARTE È CIÒ A CUI SI ARRIVA<

Tra la prima e la seconda foto sono trascorsi circa quarant’anni. Una vita.

Questo è un racconto che riguarda il Karate, un tributo al Karate, a modo mio però, con iperboli spazio-temporali e divagazioni varie ed eventuali.  Domani è il mio compleanno, quindi so che mi perdonerete.

Buona lettura.

Partiamo dall’inizio.

Osteopatia, Osteopath, osteo – path, sentiero dell’osso.

Sentiero, Via.

Un ricordo solletica, più dei molti altri, la mia mente se ripenso agli anni di studio osteopatico: la lezione si trascina stancamente all’epilogo del weekend, lo zaino e il trolley sono quasi pronti, sotto il lettino, per la “fuga” della domenica sera e per l’agognato ritorno a casa, dopo, ovviamente, l’interminabile flipper targato Trenitalia.

Il prof, consapevole del disagio psicofisico (probabilmente vissuto anche da lui) della domenica pomeriggio inoltrata, soleva concludere con lo studio, sia teorico che pratico,dell’osteopatia craniale, un metodo molto rilassante, quasi “parasimpaticotonico”, in modo da lasciare una piacevole sensazione finale.

Ho sempre apprezzato molto.

“L’approccio al cranio è un po’ quello da cui si parte ad inizio seduta e quello a cui si arriva per concludere il trattamento”, il flash delle parole di Salvo, eccezionale docente, mi sorprendono e, come marchiate a fuoco, si imprimono nei miei pensieri, creano collegamenti, abbattono cancelli mnemonici, si insinuano nei labirintici anfratti del subconscio come mesmeriche pratiche di consapevolezza fino ad, inevitabilmente, condizionare il mio percorso e, ancora oggi,“parafrasate”, giungono  al titolo del racconto.

Come ogni disciplina di ricerca consapevole del sé, l’osteopatia è un percorso ciclico, si parte da poco o nulla, solo le proprie mani e il proprio sentire, si arricchisce il tutto pian piano, si aggiungono nozioni, informazioni, pagine e parole, ma si torna sempre lì, alle proprie mani, al proprio sentire; un percorso molto simile a quello da me vissuto con le Arti Marziali, intese come stile di vita al servizio del miglioramento personale, “Budo”: si inizia dal movimento elementare e istintivo, si sommano strutturazioni, anche complesse, architetture e geometrie motorie sempre più arzigogolate per poi poter arrivare proprio lì, al movimento elementare, istintivo e, a quel punto, scoprire o riscoprire se stessi. Arti Marziali come strumento di rivelazione.

“Prima che studiassi le Arti Marziali consideravo un pugno solo un pugno e un calcio solo un calcio.

Quando  cominciai a studiare le Arti Marziali un pugno non era più un pugno e un calcio non era più un calcio.

Dopo aver compreso le Arti Marziali mi accorsi che un pugno è solo un pugno e un calcio è solo un calcio” Lee Jun-Fan (Lì Xiaolong).

La vita è, altresì, un percorso ciclico. Una ricerca continua per arrivare all’essenza.

Immagino come non avrebbe potuto avere senso e completezza una vita senza Marina e, quindi, senza Paride, entrambi protagonisti di questa ricerca, anzi, probabilmente loro ne sono il vero risultato, la vera essenza.

“Non smetteremo mai di esplorare. E alla fine di tutto il nostro andare ritorneremo al punto di partenza e lo conosceremo per la prima volta” T.S. Eliot

Mi piace pensare che le Arti Marziali, l’Osteopatia e la mia Vita siano tutte lo stesso immenso, infinito cerchio. Il mio Sentiero, la mia Via.

Tra la prima e la seconda foto sono trascorsi circa quarant’anni. Una vita, dicevamo.

Avevo sei anni quando mi avvicinai al mondo del Karate Do, un minuscolo cumulo di capelli ricci e biondi che scelse, come prima attività fisica delle propria esistenza, una disciplina marziale ai tempi poco conosciuta se non per qualche film, ma che mi accompagnò, continuativamente, fino ad adolescenza inoltrata.

È stato amore, ma anche odio, felicità, ma anche tristezza, desiderio e avversione, in un complesso quanto perfetto gioco di complementarietà, Yang e Yin, il mio percorso giovanile ha fatto sì che a molti anni di pratica di Karate contrapponessi altre discipline “di contatto”, senz’altro meno Arti, ma forse più Marziali, nel senso vero e proprio del combattimento. Nella mente confusa da post-adolescenza crea più appeal un allenamento in pantaloncini e canotta che uno in keikogi, o almeno su di me ha funzionato così.

“L’Artista Marziale che ha praticato una sola Arte Marziale è un Artista Marziale cieco” (Combat ’06). E via giustificazioni sui generis e altrettanti tira e molla negli anni a seguire.

Inevitabilmente, però, se qualcosa deve compiersi, troverà il modo per farlo. Mi trovo sempre a ripetere che l’Universo opera per strade misteriose, ma sempre con un fine preciso e, questa volta, ha utilizzato l’osteopatia come trigger per riaccendere una fiamma probabilmente mai sopita del tutto. Mi serviva qualcosa che completasse il sentire osteopatico e, soprattutto, rendesse il mio corpo (leggasi corpo/mente) in grado di incanalare queste percezioni; meditazione, training autogeno, corsa prolungata, le ho provate tutte, ma: “torneremo al punto di partenza e lo conosceremo per la prima volta”, era già scritto dentro di me, era lì da una vita pronto a riesplodere con una bagliore accecante e a ricordarmi come non possa farne senza.

Ed è proprio così, la mia Vita, impegnativa, difficile e, allo stesso tempo, ricca di gioia, è scandita dai ritmi del Karate, lo è sempre stata, solo che adesso ne ho consapevolezza, mi accorgo di come ho disegnato “l’embusen del mio Kata” se penso per esempio al mio percorso professionale e sento come rilassatezza e Kime riempiano le giornate, da quelle più piacevoli a quelle più tristi.

Il Karate Do, la Via del Karate, mi insegna ad essere un osteopata migliore, mi rende più completo nel mio lavoro come scienziato motorio, condiziona in positivo e scandisce il ritmo del mio incedere quotidiano, è il “kihon”, le fondamenta, del mio rapporto con gli altri e mi permette di apprezzare nel profondo tutte quelle piccole/grandi cose che mi circondano.  Sono assolutamente sicuro che mi renda una persona migliore.

Il Dojo è una seconda casa, il Maestro una vera guida, tutti dovrebbero avere il privilegio di avere un Maestro come il mio, gli altri praticanti dei veri e propri compagni di avventura dai quali imparare sempre qualcosa, l’esercitarsi un irrinunciabile compito giornaliero; incredibile come abbia fatto ad astenermi da tale pienezza per tanti anni.

“Quando l’allievo è pronto il Maestro appare” (detto Zen).

Il Karate è dentro di me. c’è sempre stato, ora ne sono sicuro e, mai come in un periodo incerto e traballante come questo è un’ancora di salvezza, un punto fermo, un salvagente che mi tiene a galla.

Il punto di partenza e il punto di arrivo.

Fede

La foto mi ritrae e mi appartiene

 

 

venerdì 13 marzo 2020

La Teoria dei 5 Movimenti e i 5 Kata Heian


>MTC E ARTI MARZIALI – LA TEORIA DEI 5 MOVIMENTI E I 5 KATA HEIAN DEL KARATE-DO<
“Il modo con cui si fa una cosa è indice del modo con cui si fa ogni cosa” Detto giapponese


Gli spunti di riflessione che si trovano nel Dojo sono molteplici, a volte criptici, bisogna saperli cogliere e, magari, ci si accorge del suggerimento del Maestro solo in un secondo tempo, altri molto espliciti, richiedono una riflessione immediata e una altrettanto immediata risposta.
La Via del Karate è questa, non già pratica di acquisizione (accumulo) di conoscenze e tecniche, bensì pratica di liberazione intesa come una pulizia in sé, un togliere osservandosi, per giungere all’essenza (illuminazione?) del gesto o della conoscenza. La continua ricerca, verso la quale il Maestro pazientemente ci spinge, è proprio trovare questa gemma primordiale e, quel sabato pomeriggio, durante uno dei nostri stages di approfondimento teorico/pratico: “Chissà se gli Antichi Maestri associarono i 5 Kata Heian ai 5 Movimenti della Medicina Orientale? Provate ad associare ogni Kata ad uno specifico Elemento/Movimento”, la mia Vita prese una piega differente; quella domanda condizionò le mie scelte future e, in un certo senso andò ad accendere la mia ricerca personale, la mia Liberazione.
Facciamo un passo indietro e vediamo con precisione, ma senza dilungarci troppo, di cosa stiamo parlando.

- La Teoria dei 5 Movimenti
La Teoria dei 5 Elementi o Movimenti (Wu Xing Xue) è, nella storia della Medicina Cinese, successiva a quella relativa allo Yin/Yang e si è sviluppata nella stessa scuola filosofica durante il periodo degli Stati Combattenti (476-221 a.C.), anche se i primi riferimenti risalgono alla dinastia Zhou (1000 – 770 a.C). inizialmente non fu sempre utilizzato il termine Movimento, ma “Sedi di Governo” o “Abilità”, infatti, un testo risalente agli Stati Combattenti recita: “Il Cielo invia le Cinque Abilità e il popolo le impegna”; o ancora, alcune correnti di pensiero definirono addirittura 6 Sedi di Governo, adducendo ai Cereali, la definizione di sesto elemento.
Come sempre, quando si riferisce a teorie così antiche e, soprattutto, a luoghi dove il misticismo e il mistero hanno sempre condizionato l’acquisizione di informazioni, il reperire fonti certe è piuttosto complicato, ma di indubbio fascino è il confronto con una cultura così vasta e particolare.
Analizzando il termine “Wu Xing Xue” vediamo come sia la combinazione di tre espressioni:
- Wu, che significa cinque;
- Xue, che significa teoria;
- Xing che può essere tradotto come fase, processo, movimento.
In realtà, il significato profondo di “Xing” non viene espresso da nessuna di queste definizioni, infatti il termine, al suo interno, contiene l’indicazione di un qualcosa di ciclico, una sorta di riferimento alla possibilità di cambiamento di un fenomeno naturale; ecco perché in alcuni testi si trova l’indicazione di “Mutamento”. Per questo motivo anche il termine “Elemento” non è traduzione fedele, in questo caso viene posto più l’accento sull’aspetto sostanziale-materiale, piuttosto che su quello ciclico-funzionale; generalmente, comunque, il termine “Movimento” è quello più utilizzato.
Da un punto di vista prettamente pratico, l’importanza dell’applicazione di questa teoria e di quella Yin/Yang, risiede nel fatto che rappresentano un punto di svolta nello studio della Medicina Orientale, disegnando il confine tra un approccio “sciamanico”, dove le cause di malattia si cercano nel sovrannaturale, ed uno “scientifico”, dove l’osservazione della Natura e una mirata fusione di approccio induttivo e deduttivo, si uniscono per interpretare ed applicare i processi della Natura stessa allo studio delle malattie.
I Cinque Movimenti sono:
- Acqua (Shui)
- Fuoco (Hun)
- Legno (Mu)
- Metallo (Jin)
- Terra (Tu)
La Teoria dei Cinque Movimenti classifica la maggior parte dei fenomeni naturali in 5 categorie e, pur essendo piuttosto rigida per poterli interpretare tutti correttamente, ha però il pregio di poter essere utilizzata nella diagnosi, nella eziopatogenesi e nella terapia.
Non entrerò nello specifico della Teoria e del suo utilizzo, non è questo lo scopo dello scritto, ma questa introduzione mi sembrava più che doverosa, così come molto importante è definire le caratteristiche di ogni “Movimento”, in modo da poterli associare alle caratteristiche di ogni Kata Heian.
- Fuoco: massimo dello Yang, luce e calore, estate, sud,mezzogiorno, massima attività, trasformazione della materia in energia, movimento verso l’alto. Organi e visceri associati: Cuore e Intestino Tenue.
- Acqua: massimo dello Yin, buio e freddo, inverno, nord, mezzanotte, deposito, massima coesione della materia, movimento verso il basso. Organi e visceri associati: Reni e Vescica.
- Legno: passaggio dallo Yin allo Yang, dal buio alla luce, primavera, est, mattina presto, nascita, crescita, fase di accelerazione, movimento di espansione, vento. Organi e visceri associati: Fegato e Vescica Biliare.
- Metallo: passaggio dallo Yang allo Yin, dalla luce al buio, autunno, prima serata, ovest, raccolta, decelerazione, interiorizzazione, secchezza. Organi e visceri associati: Polmoni e Intestino Crasso.
- Terra: non corrisponde ad una specifica stagione; essendo alla base di ogni trasformazione  e il centro, attorno al quale queste ultime ruotano (periodo interstagionale). In alcuni testi, vista la posizione  fra Fuoco e Metallo, viene definita “Tarda Estate”. Nutrizione e trasformazione, neutralità, stabilità ed equilibrio, umidità, tardo pomeriggio. Organi e visceri associati: Milza(Pancreas) e Stomaco.
A questo punto, definita brevemente la Teoria dei 5 Movimenti, passiamo a dare un’occhiata a ciò che rappresenta il Kata per il Karate Do e proviamo ad individuare il significato dei 5 Kata Heian, per vedere se e come poterli associare al ciclo di mutamento della Medicina Tradizionale Cinese.

- Kata
In giapponese la parola “Kata” ha due significati principali:
- Forma: etimologicamente “tracciare con il pennello una somiglianza esatta”;
- Stampo: etimologicamente “forma originale fatta di terra”. Come il precedente anche questo ideogramma ha, da molto tempo, il significato di “traccia lasciata”, “forma ideale”, “legge, “abitudine”.
La parola Kata evoca dunque l’immagine di una forma ideale da riprodurre , ma non avendo equivalenti nel pensiero occidentale, la nozione che racchiude resta intraducibile.
Il Maestro Kenji Tokitsu propone una definizione di partenza di ciò che il Kata rappresenta nelle Arti Marziali: “sequenza composta da gesti formalizzati e codificati, sottesa da uno stato di spirito orientato  verso la realizzazione della Via (Do)”.  Per la cultura nipponica “realizzare la Via” è raggiungere la tecnica perfetta, che è quella dell’uomo perfetto.
Il Kata è, dunque, retaggio della tradizione e giunge al praticante tramite il Maestro; visto da fuori rappresenta una sequenza di tecniche marziali coordinate in uno schema di combattimento predefinito contro uno o più avversari immaginari, interiormente, invece, è uno strumento di arricchimento personale, un faro che illumina il cammino sulla Via.
L’acquisizione del Kata, la sua interiorizzazione passa attraverso tre fasi:
- Schema: comprensione della corretta sequenza delle azioni;
- Forma: una volta imparato lo schema, bisogna “riempirlo”: il giusto ritmo, la giusta intensità, la presenza di spirito, il “Kime” (manifestazione del Ki, energia vitale);
- Efficacia: ultimo step è donare sostanza alla forma, farcirla con la propria personalità e renderla reale, pulendola da tutto ciò che ne possa bloccare l’efficacia. Quest’espressione nascerà spontanea da un’attenta e costante pratica; è il tendere alla “realizzazione della Via”.
Il Kata, quindi, deve aiutare a realizzare in forma perfetta un insieme di movimenti trasmessi dalla tradizione. Questo orientamento si ritrova in ognuna delle arti tradizionali giapponesi. La perfezione ricercate si ottiene grazie all’unione di tecniche gestuali e di una predisposizione di spirito che consiste nel seguire la Via. Nel KarateDo, l’essenziale del sapere è condensato nei Kata.
- I Kata Heian
Nebulosa e molto coinvolgente la storia di questi 5 particolari Kata.
Ci stiamo riferendo, ovviamente, ai Kata Heian dello stile di Karate “Shotokan” del Maestro G. Funakoshi.
Heian: “pace dello spirito”. Il termine deriva dall’unione di due parole: Heiwa e Antei (pace e tranquillità) e, al fine di rendere evidente questo significato, iniziano tutti con una parata). Si trovano anche in altri stili (con piccole differenze) con il nome originario di Pinan.
Ecco. A questo punto è opportuno aprire una piccola parentesi.
I Kata Heian/Pinan fuoro creati da un Maestro Okinawense di nome Itosu Anko, verso la fine del 1800 con lo scopo di modernizzare il Karate dell’epoca (metodi di allenamento datati e poco organizzati) e renderlo adatto ad una società in via di sviluppo. Il nome di Pinan, venne modificato qualche anno più tardi dal Maestro Gichin Funakoshi (studente di Itosu) durante l’introduzione del Karate in Giappone.
L’idea di Itosu era dunque quella di una riorganizzazione della caotica introduzione al Karate dei principianti, semplificando al contempo la transizione verso i Kata di livello avanzato classici di Okinawa (Passai, Naifanchi ...); un’idea ambiziosa, geniale e coraggiosa che permise al Maestro di fare qualcosa che mai era riuscita a nessuno: all’inizio del 1900 venne chiamato ad insegnare Karate a scuola.
La campagna di Itosu (e del suo allievo, Funakoshi) culminò nell’inclusione del karate tra le attività fisiche ufficiali del sistema scolastico di Okinawa, per poi diffondersi in tutto il Giappone “continentale”, dando vita a club scolastici universitari, gare, metodi di insegnamento di massa, gradi, cinture, stili nuovi e diversi, ecc ... ed in seguito in tutto il mondo.
Evidenziata l’importanza epocale e il significato storico/sociale di questi Kata, torniamo per un attimo al nome.
Come ho ricordato in precedenza in genere il termine Heian viene tradotto con “Pace dello Spirito o con Pace e Tranquillità” o, da qualcuno con “Menta Calma”; questo è ciò che si trova più spesso in letteratura. Recentemente da una ricerca del Maestro Jesse Enkamp, è possibile far risalire l’originario kanji cinese Pinan al termine “Pingan” che significa “Esser protetti dal pericolo”, “oppure Stare al sicuro”. Analizzando questa ultima definizione acquista altra luce la dichiarazione del Maestro Funakoshi, secondo il quale bastava apprendere i 5 Kata Heian per avere delle basi di difesa personale; intanto probabilmente il Maestro intendeva entrare nel profondo del Kata, studiarlo e comprenderne il senso fino in fondo e non semplicemente eseguirlo correttamente e poi, forse, questo poteva garantire una certa “protezione” dagli attacchi degli avversari.
La ricerca in questo ambito è molto interessante, ma tutto sommato, qualunque sia il significato inteso dai Maestri, non cambia il fatto che quotidianamente ci si debba mettere al lavoro e seguire la nostra (ognuno la propria) “Via” e, come diceva Miyamoto Musashi “Praticare senza tregua”.


I 5 Movimenti e i 5 Kata Heian

Anche in questo caso, storia e leggenda si fondono e un alone di mistero cala sui protagonisti della nostra storia. Pare che i Maestri Itosu e Funakoshi oltre ad essere valenti studiosi di Arti Marziali, coltivassero un intenso interesse per lo studio dei classici cinesi; i 5 Kata, per qualcuno estrapolati dai Kata superiori Kushanku e Passai (Bassai), per altri derivati dal Kata Channan (forma imparata da Sokon Matsumura, Maestro di Itosu, presso il tempio Shaolin), vennero ideati e “assemblati” seguendo alcuni principi dettati da una cultura filosofica di chiara matrice cinese ed olistica.
Alcune ricerche riferiscono che i 5 Kata Heian siano stati progressivamente improntati secondo la Teoria dello Yin/Yang, della quale il maestro Funakoshi era (pare) accanito studioso.
Alcuni storici del Karate si spingono a ritenere che i Kata dispari (Heian Shodan, Haian Sandan e Heian Godan) abbiano, per posizioni e per ragioni tecniche, caratteristiche Yang, mentre quelli pari (Heian Nidan e Heian Yondan)  caratteristiche Yin (sembra che sia questo il motivo per cui vennero invertiti i due Kata Heian Shodan e Heian Nidan dall’antica sequenza Pinan). Non entro nello specifico; io non mi spingerei a tali affermazioni che sono, comunque, tutte da approfondire.
Però.
Allora forse il nostro Maestro aveva ragione (ha sempre ragione) ... gli antichi Maestri hanno proprio scelto il numero 5 per i Kata Heian per associarli ai 5 Movimenti?
È una scommessa che possiamo rischiare di giocare.
Quando il Maestro propose il “gioco”, questi furono i miei abbinamenti:

- Heian Shodan – Acqua
- Heian Nidan – Fuoco
- Heian Sandan – Terra
- Heian Yondan – Legno
- Heian Godan – Metallo
Oggi, dopo aver approfondito sia lo studio dei Kata, sia quello della MTC:
- Heian Shodan – Acqua
- Heian Nidan – Legno
- Heian Sandan – Terra
- Heian Yondan – Metallo
- Heian Godan – Fuoco

Domani, chissà?
SL.A.

Bibliografia:
Tapenshu – Funakoshi Gichin a cura di P. McCarthy – International Ryukyu Karate Research Society – 2016
Il Sogno del Karate – Funakoshi Gichin – Ed. Mediterranee 2010
Storia del Karate – Tokitsu Kenji – Ed. Luni 2017
Kata – Tokitsu Kenji – Ed. Luni 2017
Karate Do La via della Mano Vuota a Finale Ligure – AA.VV. – Stampato in maniera indipendente – 2012
Fondamenti di Medicina Tradizionale Cinese – Bottalo-Brotzu – Xenia edizioni – 2018
I Fondamenti della Medicina Cinese – Maciocia – Ed.Edra – 2017
Sitografia:
www.karateka.it
www.karatechiari.com
www.karate-do.it
www.karateivrea.it
www.karate-shorin-ryu-piemonte.webnode.it
Immagini tratte da:
www.iobenessere.it
www.karateportotorres.it
www.karateka.it
www.ilguerriero.it
www.visionealchemica.com
2 immagini mi ritraggono e mi appartengono

lunedì 19 agosto 2019

300 HEIAN SANDAN

>300 HEIAN SANDAN<

Dovremmo riempire il cuore di gentilezza, la bocca di educazione, le mani di accoglienza e la testa di buoni libri.
Forse solo così potremmo tornare a essere umani.
(Fabrizio Caramagna)

Il multiverso palestrifero dei mesi estivi vede orbitare, salvo pochissime e piacevoli eccezioni, un’accozzaglia molto mal assortita di pseudo energumeni/e (etimologicamente posseduti, spiritati) che, cavalcando abilmente il rozzo trend italiota del momento, si esibiscono in condotte definibili, per pudore, incivili.
Un calcio dato qui, una cosa buttata là, un pezzo messo in disordine, un latrato trogloditico “un po’” fuori scala, pozzanghere di sudore sparse un po’ ovunque e mai asciugate, una risata sguaiata quando c’è poco da ridere, una pedissequa “persecuzione”, anche se solo con occhiate inquisitorie, del “diverso”, inteso, nel gergo primitivo dei suddetti beoti, come poco muscoloso o comunque non appartenente alla ottusa ghenga palestrorsa.
Si prova a spiegare, sia a parole (condite da gestualità precipua, ovviamente, visti i numerosi limiti) sia con il buon esempio, sistemando tutto in ordine dopo ogni flagello compiuto dalla barbarica orda, ma incredibilmente ogni tentativo scivola nel vuoto. È avvilente, non già per il lavoro extra che devo sobbarcare, sempre piacevole, bensì per la ine/maleducazione che, in uno studio sociale come una piccola palestra, rappresenta una indelebile impronta della popolazione “giovane” (parola nella quale facciamo entrare un po’ di tutto dai 20 ai 40), il futuro; il nostro futuro. 
Cosa rimane? Una strafottenza quasi violenta, arricchita da un imperioso desiderio di "tutto dovuto", "tutto subito", "tutto permesso"; facile capire che in un mondo fatto, per definizione, di regole e di rispetto come quello motorio (Educazione Motoria), sia abbondantemente fastidiosa.
Voglio sperare, sono sempre piuttosto fiducioso, che siano comportamenti dettati dall’impeto giovanilistico (o presunto tale), veicolati dall’essere in vacanza e, quindi, fuori dal controllo della normale routine, della catena di montaggio che per qualcuno è la vita.
A volte ci si arrabbia un po’, si risponde (o si risponderebbe) a tono, ma è solo un momento, un istante di buio, poi si torna sorridenti, solari, anche perché questa becera manifestazione di medioevale cialtroneria è, in fondo (ma proprio in fondo) forse anche patologia: magari una difficoltà comunicativa dettata,  probabilmente, da qualche problematica infantile legata alla sfera dell’affettività? … e allora perché infierire?
Abbiate rispetto. Soprattutto per voi stessi; vedrete tutto sarà più facile, anche una cosa stupida e vuota come sollevare dei pesi.

“Se il Maestro mi chiede di fare 300 Heian Sandan, li faccio; e non mi pongo nemmeno il problema del perché” FS 

"I genitori possono solo dare ai figli buoni consigli o indirizzarli sulla buona strada, ma la formazione definitiva della personalità di una persona è nelle mani della persona stessa". Anna Frank
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Palestra Stile Libero - giorno di ordinaria follia