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sabato 28 marzo 2020

ADDOMESTICATI


>ADDOMESTICATI<
“Gli elefanti al circo, da piccoli, vengono legati con una zampa ad un palo infilato nel terreno. Provano con tutta la loro forza a liberarsi, ma non riescono. Quando crescono e, con facilità, potrebbero strappare il palo dal terreno e scappare, non provano più a farlo, perché credono di non riuscire”.
Ieri mattina, 27/03/20, sono andato nella MIA palestra.
Per gli infaticabili controllori della morale e della salute pubblica (qui potrei aprire un libro, perché me li vedo alla finestra con la siga in bocca ... ma lascio stare), erano le 6 scarse, sono entrato in macchina davanti a casa mia, vialetto e parcheggio privato e, dopo alcuni minuti di guida spericolata, alla Jean Alesi diciamo noi anziani, per le strade deserte, sono giunto a destinazione, uscendo dal “bolide” proprio davanti alla porta della palestra, con parcheggio privato, ovviamente.
Tecnicamente i miei piedi hanno incontrato il suolo solo in prossimità di edifici di mia proprietà (un cazzo, sia casa sia palestra sono in affitto), comunque, avevo bisogno di una cosa che era rimasta lì, 18 giorni fa, e sono andato a prenderla.
L’impatto è stato devastante.
Ho soffocato le lacrime e vorrei dare colpa della mia ipersensibilità all’infausto orario del mattino, ma dubito sia stato solo quello.
Passi il silenzio, passi il buio, passi anche l’assenza di qualsivoglia forma di vita senziente, ciò che ha fatto peggio è stato il vuoto energetico. Mancava aria.
Potrei cercare di spiegarlo in parole semplici, ma non voglio. Come esseri vibranti siamo energia in continuo scambio con l’ambiente e tra di noi; la reclusione impone delle barriere a questo scambio, barriere che ci costeranno carissime nel tempo a venire (qualcuno sta già pagando); anzi, a pensarci bene anche il tempo entra di diritto in questa danza vibratile e, Stile Libero, ieri mattina, era un vuoto di energia e di tempo, tutto immobile in una sorta di anomalia quantistica.
Soltanto il silenzio assoluto della mente può ricevere l’eterno, il senza tempo, il senza nome” (J.K.).
Non racconto questo per farmi compiangere, non m’ interessa, voglio solo evidenziare come un microcosmo (ma ben rappresentativo della popolazione) come la palestra abbia subito un contraccolpo importante a livello energetico; in questi (fino ad oggi) 18 giorni di chiusura totale, lo scambio di energia che normalmente avviene e che fa parte del ciclo di nutrimento del paese, della nazione, del pianeta, ma non solo, dell’intero Universo, in reciproca comunicazione, non è avvenuto; siamo esseri che esprimono la vita in una sorta di risonanza; l’evoluzione è avvenuta (anche) grazie alla socialità (anche grazie al movimento, spesso in socialità, ma guarda un po’), allo sviluppo di un sistema nervoso adatto all’interazione e, tra le altre cose, l’interazione con un numero limitato di persone (un paio di centinaia di persone circa, vedi numero di Dumbar).
La nostra “biologia”, dunque, è stata creata ed è maturata in un ambiente ricco di stimoli, da microscopici (basti pensare al nostro microbiota, i miliardi di batteri, funghi e virus che abitano il nostro sistema digestivo e, con una visione ampia del nostro corpo, formano una sorta di specie mista di cui Homo è solo il 10/15%) ad enormi (ambientali per esempio), costruendo ciò che siamo, umani, bisognosi di competizione, di lotta, di sole, di aria fresca, di contatto e scambio; impossibile forzare questa naturale propensione alla vita (si veda per esempio:  https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26787876/ ).
Non sono favole che racconto io, questa è la Vita da almeno un paio di milioni di anni, per quel che ci riguarda; Energia e Vita, due facce della stessa medaglia, la carenza di una è la carenza dell’altra (ricordate la definizione di Salute? “Capacità di porsi in relazione con l’ambiente e con gli altri, scavalcando i concetti di anatomia e fisiologia, ponendo distanza dall’assenza di malattia, ma esaltando l’espressione di forza creativa universale che ci differenza da un oggetto inanimato).
Proviamo ad immaginare un momento, a livello globale, quello che stiamo subendo, corpo e mente, perché sono la stessa cosa, corpo, mente e Spirito, perché è ciò che ci rende noi stessi.
Un disastro. Mi vengono in mente gli occhi degli animali selvaggi, ormai piegati, che vivono in cattività. Vuoti, tristi, privi di energia.
 
Io scelgo di “rimanere primitivo”; mi muovo a piedi nudi, esco poco vestito al freddo, cerco di muovermi il più possibile, pochi e brevi contatti virtuali, pochi social network, attività cerebrale più ampia e variabile possibile, alimentazione sana e zero farmaci. Tento di limitare i danni.
Per molti queste mie esternazioni non sono altro che farneticazioni di un “folle”, ne sono consapevole e sono anche abituato, ma sono allibito davanti al fatto che per gli stessi molti questo momento di “prigionia” sia diventato un particolare gioco: si inventano slogan, si mettono le luminarie sui balconi, lasagnate come se non ci fosse un domani, catene di ogni tipo e sfide telematiche di ogni risma. Legittimo, per carità ma mi fa venire in mente una storia ...
Immaginate per un attimo di essere nel 1595.
Uno degli ultimi best seller usciti è: “De Morbis Veneficis – Sulle malattie provocate da stregoneria e streghe” autore Battista Codronchi.
Una delle soluzioni paventate dal buon Battista, soprattutto utile a livello preventivo, immagino, è una comoda dormita con il crocifisso sotto il cuscino.
Non c’è nulla da ridere.
Torniamo al 2020.
Quasi 500 anni di differenza, nemici senza dubbio diversi, ma la stessa cieca e ignorante superstizione di fondo, gli stessi rituali di purificazione dell’anima vedono la sostituzione della croce con la boccettina di Xanax, palindromico esorcista dei tempi moderni, fedele compagno delle frenetiche giornate dell’era digitale.
Addomesticati.
Credo di comprendere da dove salti fuori tutto l’ottimismo, diciamo Serenase-mediato , per un post pandemia, post virus, chiamatelo come volete, all’insegna del “volemose bbene”, della rinascita della specie (cit.), del ritrovarsi umani (cit) ... cioè, per farvi capire, c’è gente che boicotta la birra Corona per il nome come quello del virus, cosa c’è da essere ottimisti? C’è gente che lava le zampe del cane con la candeggina dopo la passeggiata o che condivide post dove si inneggia agli elicotteri che lavano dal cielo i paesi e le città, ma cazzo. Queste sono le cose che mi fanno pensare, questa bieca ignoranza, un’ignoranza svogliata, perché oggi ci sono tutti i mezzi e metodi per essere informati seriamente; qualcosa di così violentemente svogliato è INUMANO per definizione, non lo comprendo e mi preoccupa; così come mi preoccupa questa spasmodica corsa ad un farmaco risolutivo, chiusi in gabbie dorate, obnubilati nel pensiero da immagini a luce blu che risciacquano i sensi e predispongono ad una spaventata obbedienza e ad uno squallido sospetto, aumentando ancor più le distanze da un “altro” e da sé stessi.
Restiamo Umani. Resistiamo Umani.
Chiudete tutto e lavorate sul vostro Sé, stimolatevi, un organismo stimolato è più reattivo, ne avrà lo stesso beneficio il sistema immunitario; è quella la chiave, essere più umani per essere più forti anche a livello immunitario;  rimanete connessi col presente e ricercate quella curiosità, quella voglia di scoperta e di messa in gioco tipica della nostra specie.
Non lasciamoci addomesticare.
Non diventeremo più umani dopo la “pandemia”, noi siamo stati Umani; dobbiamo sperare di rimanerlo, almeno un po’.
Fede

Le immagini sono tratte da:
Una rappresenta Stile Libero e mi appartiene

2 commenti:

  1. Caro Federico, apprezzo molto questo tuo contributo. Personalmente credo che l'uomo sia un animale relazionale, che non può fare a meno di condividere con gli altri. In questi giorni i miei"altri" sono quelli che si relazionano sui social e gli antichi rinchiusi nei miei libri,vaivquali ho chiesto il dono di andare in giro con i loro spunti. Diverremo migliori? Mah. Sarebbe già un buon risultato se, come Socrate, ammettessimo di non sapere niente. Potremmo, partendo da questa confessione di ignoranza, cercare insieme con gli altri risposte umane di conoscenza e di comportamento. Spero di rivederti al più presto. Ciao, Luigi

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