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giovedì 22 aprile 2021

1° GIUGNO, APERTURA PALESTRE E ALTRE CURIOSE AMENITÀ

 >1° GIUGNO, APERTURA PALESTRE E ALTRE CURIOSE AMENITÀ<

Ovvero: Non è tutto oro ciò che luccica.

Prologo: sono partito con l'idea di scrivere tutt'altro tipo di post. Avrei voluto imbastire un pezzo ironico sulle scempiaggini dell'ultimo anno in tema di apertura/chiusura palestre, ma non funziona sempre tutto come programmato, infatti ne è uscita una sorta confessione personale, piuttosto amara, sul presente e prossimo futuro di Palestra Stile Libero e sulla per nulla imminente possibile apertura.

Se avete qualche minuto da perdere …

PASSATO

9 marzo 2020, data ormai storica: il Lockdown generale chiude l'Italia e, nella fattispecie di questo scritto, Palestra Stile Libero.

17 giugno 2020, riapertura di Palestra Stile Libero, circa 20 giorni in ritardo sulle consegne governative, causa tempi tecnici di fine lavori di poderoso restyling del centro. L'idea era di rendere "sanitariamente" inattaccabile la palestra, eliminando muri e barriere in modo da permettere un vigoroso e continuo ricircolo d'aria, vista anche la presenza delle numerose e ampie finestre, oltre che i soffitti a 4 metri e, inoltre, creare uno spazio "salutogenico" ulteriore, fornendo la struttura di 2 studi professionali (nutrizione e osteopatia) collegati ad essa, ma de facto indipendenti, in modo da costituire un circolo vizioso di benessere "autoalimentato".

25 ottobre 2020. Chiusura delle palestre, compresa Stile Libero, nonostante l'intervento di cui sopra. La cosa mi lascia decisamente perplesso e non poco deluso, sfiduciato, demotivato. Da parte del governo e del citiesse poche spiegazioni, molte chiacchiere fumose, un sacco di scarica barili.

PRESENTE

Oggi, 22 aprile 2021, le palestre sono ancora chiuse, ma con la promessa - come se fosse una sorta di concessione divina, un'elemosina ai postulanti - di riapertura, "rispettando le condizioni dell'anno precedente" bofonchia l'integerrimo ministro (senza)Speranza e in "condizioni di Zona Gialla", rincara puntuale il citiesse, di poter riaprire il 1 giugno 2021.

Solo a me viene da ridere? Un misto tra vero divertimento, isteria e disperazione.

Ah, dimenticavo, in questi 13 mesi abbondanti, Stile Libero snc, la società (io e mio fratello) dei titolari della palestra, ha percepito veramente pochissimi spiccioli al confronto della voragine economica creatasi grazie alle reiterate, violente e ingiustificate chiusure.

Quindi il 1 giugno diventa una sorta di traguardo da attendere con trepidazione?

Credo sia immediato, ingenuamente, pensare che per me possa essere così. Lo comprendo, non essendo parte del "gioco" può essere difficile definirne le regole e, questo, sta diventando, ahimè, un gioco al massacro, un gioco difficilmente sostenibile.

FUTURO

No, non aspetto trepidante e colmo di rinnovata energia il 1 giugno. No, perché le preoccupazioni sono molto più numerose delle sicurezze, perché il settore, già agonizzante di per sé, ora rantola morente, perché la professione è svalutata, umiliata sugli altari del coni e mortificata a livello governativo dove, in un anno, non sono stati in grado di comprenderne l'importanza anche e soprattutto in questo frangente. No, non bramo il 1 giugno perché i sogni che quasi quindici anni fa mi hanno fatto iniziare questa avventura, sono riuscito a realizzarli, combattendo tutti i giorni, con sacrifici importanti a livello familiare e personale, tanta abnegazione e una continua voglia di mettermi in gioco, una splendida (per molti versi) avventura, ne convengo, ma non credo di possedere più le forze e probabilmente neppure la volontà di affrontare i mulini a vento e, nell'intimo, credo possa diventare una sorta di sfregio al mio amor proprio.

In questo momento, senza sostegni economici seri, diventa impossibile immaginare un piano di ripartenza professionale e motivato, che comprenda la possibilità di investire nell'azienda e ricavarne utili, crescita personale e condivisione di intenti con l'utenza, un piano rappresentativo di ciò che il progetto Stile Libero è sempre stato.

Sarebbe stupido e da stupidi non mettere tutto ciò sul piatto della bilancia. Ma c'è anche altro.

Se sposto lo sguardo dal lato economico/amministrativo a quello prettamente lavorativo credo che chiunque abbia a cuore questa professione e sia capace di spostare lo sguardo da quei quattro esercizi modaioli ad un panorama motorio un pochino più vasto, sia in grado di scorgere il cambiamento epocale alle porte e la fine del concetto di palestra finora conosciuto. I professionisti dell'attività motoria dovranno sempre più proporsi come professionisti della Salute (non per forza sanitari), come conduttori di un viaggio verso il miglioramento come persone, prima che come involucri. Questa "emergenza sanitaria", se non altro, ha pungolato i professionisti del movimento dalla sensibilità più spiccata a guardare con sempre più attenzione il lato salutogenico del loro lavoro e di come il disastro compiuto con le imponenti limitazioni alla possibilità di condividere benessere tramite l'attività fisica, abbia creato un inquietante baratro vizioso in tal senso.

Chi ha avuto VERAMENTE bisogno dell'allenatore, del trainer, del "chinesiologo" è stato, quindi nell'ultimo anno, abbandonato al proprio destino, dimenticato da una classe medica troppo impegnata e consegnato ad un futuro chemiotattico. 

Se da una parte questa "nuova" necessità al movimento potrebbe (condizionale d'obbligo, perché l'ipermedicalizzazione del nostro paese è un ostacolo imponente a tutto ciò che è 'complementare-alternativo", ad oggi quindi anche l'attività motoria) aprire nuovi spazi operativi, resta il dubbio, importante, se questo tipo di lavoro possa continuare ad essere svolto proficuamente in palestra (parlo della mia) e, soprattutto, possa riuscire (quantomeno nel breve periodo) a coprire i costi che una struttura grande come la nostra produce. Sono più che pronto a questo passaggio di "qualità lavorativa", spostando il tiro da chi ha piacere a chi ha bisogno di muoversi; ho impostato tutto il mio percorso accademico in tal senso, ma quanto sarà declinabile in uno spazio tendenzialmente costituito per fare anche "altro"? Un "altro" che, viste le premesse di questi ultimi 13 mesi, ha un futuro più che traballante (lezioni online, corsi via social, Home Gym d'avanguardia …).

Non so.

Aprirà Stile Libero il 1 giugno? (Con le norme dello scorso anno: niente docce e spogliatoi, prendendo i nominativi, disinfettando l'impossibile, muovendosi con mascherina nei momenti fuori dall'allenamento, contingentando gli ingressi … e solo in zona gialla, ovvio 😉).

Oltre alle personali qui enunciate perplessità, lo sapete meglio di me, in un posto di mare (e in generale un po' ovunque) d'estate si lavora poco e per sopravvivere, adesso, Stile Libero avrebbe bisogno di numeri scomparsi da anni dal mondo fitness. È un tarlo che mi rode.

È probabile (70 %), comunque, che si faccia un tentativo, il desiderio di poter offrire la mia capacità professionale a chi ha bisogno è una notevole motivazione, una spinta "incosciente" e, inoltre, ci sono parametri da valutare che scavalcano le decisioni personali, rendendo la bilancia quanto mai oscillante e le scelte non troppo scontate..

È veramente doloroso scrivere certe cose e, sentirle dentro prima ancora di scriverle, è addirittura peggio.

Ma è inevitabile, la consapevolezza è la chiave per poter provare a vedere chiaramente.

"Dobbiamo lasciare andare la vita che abbiamo programmato, in modo da accettare quello che ci sta aspettando".

(Joseph Campbell)

Epilogo: una sola certezza: non ho idea di come finirà questo mio tormento interiore, ma posso asserire, senza alcun timore di smentita, di aver dato l'anima per Stile Libero in questi quasi 15 anni.

Grazie della pazienza 😅

Al 1 giugno, forse😉

Federico Saccani

Scienze Motorie AMPA

Osteopata DO

Co-Titolare Palestra Stile Libero - Finale Ligure







Le immagini ritraggono Stile Libero e mi appartengono.


martedì 20 aprile 2021

OSTEOPATIA POST COVID-19

>OSTEOPATIA POST COVID-19<

Titolo "acchiappalike"?


Premessa: racconto storie realmente accadute; non mi interessano i post virali, studiati a tavolino, con la grafica accattivante. Mi immagino seduto davanti al fuoco, la Luna sulle spalle a fare da cornice, le parole che disegnano pensieri e ricreano l'atmosfera da me vissuta, rendendola palpabile e, in un certo qual modo, eterna. 

"L'eternità è innamorata delle opere del tempo" (W.Blake).

Quindi no. Niente "acchiappalike" o pubblicità, solo un po' di Osteopatia: non c'è scientificità nei miei racconti, non sono "casi studio", bensì una raccolta di sensazioni, in gran parte palpatorie, dettate da confronto, osservazione e ricerca di consapevolezza.

"Sdraiati comodo sul lettino, sì, a 'pancia in sù' con la testa sul cuscino".

Le mani prendono un contatto invisibile con le sue spalle.

Ho fatto un gran bel lavoro di "pulizia" su me stesso prima che arrivasse il paziente, non servono pregiudizi ad indicarmi un presunto cammino, cerco, invece, la strada rifugiandomi nell'universo del confronto manuale.

"Ascolta il tuo respiro, non modificarlo, non forzarlo, non trattenerlo; renditi solo conto della sua presenza e lentamente, abbandonati ad esso", sussurro mentre cerco la sua neutralità, mentre lo accompagno all'incontro con le sue forze terapeutiche.

Pelvi, diaframma respiratorio, stretto toracico superiore, pavimento buccale, tentorio: approccio molto delicatamente, appena sfiorando, queste cinque zone in successione, quasi solo ascolto e attesa: aspetto in silenzio che il corpo esprima le proprie potenzialità e poi lascio che sia.

Avverto quell'istante di silenzio assoluto che precede la "liberazione" e, quel "tutto fermo" ha un'energia primordiale poderosa che sprigiona con delicatezza disarmante.

Rimango stupito da quanta pace chieda un organismo che per più di un mese è rimasto vincolato nella propria abitazione, non tanto per la gravità della problematica (a suo dire manifesta solo con poca febbre e per pochi giorni), quanto per una lentezza nel ritrovare la "negatività" al tampone. 

Ricerca della negatività. Anche le parole pesano, lasciano segni.

Sorreggo il cranio come se tenessi una bolla d'acqua tra le mani, le dita a sfiorare la giunzione occipito-cervicale e, cercando Quiete all'orizzonte, vado a bilanciare il tutto, fino a percepire il cambiamento, la trasmutazione che avviene attraverso (o attraversando) il mio tocco, dilatando lo spazio e il tempo fino ad azzerare (o espandere completamente, credo sia uguale) le sensazioni. Tutto ora è cambiato, i ritmi vitali accendono riff coinvolgenti e la Salute si manifesta in tutto il suo potere.

"Non so cosa, ma qualcosa è successo", sorride mentre si alza dal lettino.

Ho seguito le richieste del suo corpo, quantomeno quelle che sono riuscito a comprendere ed è emblematico, valutando a posteriori, come sia stata la dinamica dei fluidi ad avere più bisogno.

" Qual è la cosa di cui hanno più bisogno gli esseri umaniI?      Il desiderio sconfinato di essere ascoltati". (Eugenio Borgna, psichiatra)

Fede

🌊🙏🧙🏽‍♂️

Immagine tratta da: https://lamenteemeravigliosa.it/

giovedì 8 aprile 2021

SEDUTO SUL FONDO DEL MARE

 >SEDUTO SUL FONDO DEL MARE<

"Per poter ascoltare ci deve essere calma dentro di noi, un'attenzione distesa e non deve esserci il minimo sforzo tendente ad acquisire qualcosa" (J.Krishnamurti)


C'è un attimo, proprio un istante prima della percezione, dove tutto si ferma. È il punto dove, immergendoti, tocchi il fondo del mare e, in quiete, inizi a sentire la corrente.

Da quel momento la Marea dirige le danze e diventi veramente consapevole della Respirazione Primaria, del "Breath of Life"; il processo innescato diventa azione terapeutica mentre al terapeuta spetta il delicato ruolo di sostenere, con un'osservazione presente, ciò che sta accadendo. Permettere alle forze della Salute, presenti sempre in ognuno di noi, di esprimersi liberamente è un poderoso passo verso una esperienza di trattamento veramente completa, finalmente profonda, globale, unica.

"Di fatto, un guaritore non è veramente un guaritore, perché non c'è niente che lui faccia.

La guarigione accade attraverso di lui, lui deve solo annullarsi. Essere un guaritore significa proprio non essere" (Osho).

In un momento di particolare affanno sanitario, l'umile offerta Osteopatica di ritrovare la capacità di connettersi con la Salute si evidenzia in maniera ancora più luminosa come sostegno e servizio alla comunità, aprendosi al tutto che ci circonda e che è parte di noi.

Fede

"Il 'Wholeness' può essere apprezzato direttamente quando la mente è quieta e neutra, allora la realtà può imprimersi su di noi". (J.Jealous).

Immagine tratta da:

https://bari.repubblica.it 


mercoledì 31 marzo 2021

COMUNQUE VADA, SARÀ UN SUCCESSO


>COMUNQUE VADA, SARÀ UN SUCCESSO<

Inizio con una premessa. 

_ Apprezzo sinceramente tutti i "Tieni Duro" e i "Non Mollare" che, in questo periodo, arrivano copiosi. È un bellissimo modo per mostrare affetto, stima o anche solo un pensiero; l'Universo recepisce e, seguendo le proprie misteriose vie, restituisce. Da parte mia tanta gratitudine sicuramente. Grazie _

"Lascia andare o sarai trascinato". (Detto zen).

Ho, volontariamente, un po' per necessità e, probabilmente, un po' con un malsano piacere, donato 25 anni della mia vita alla diffusione e sviluppo dell'attività motoria, sia come dipendente sia, da 14 anni a questa parte come "imprenditore" che è un modo figo per dire "dipendente di se stesso", quindi forse peggio. Quest'ultima porzione di vita lavorativa l'ho condivisa (la sto ad oggi condividendo) in società con mio fratello.

Senza troppi preamboli, mi sono fatto il culo; beninteso: non stendevo l'asfalto in autostrada e neppure spaccavo le pietre, ma per circa 70 ore alla settimana, tutte le settimane, sono stato al servizio dei più o meno legittimi "capricci motori" di centinaia di persone, a volte banali, a volte estremamente responsabilizzanti, a volte anche tristemente coinvolgenti.

Una grande esperienza, segnante dal punto di vista professionale, ma pesante dal punto di vista familiare, famiglia alla quale sento di aver rubato una buona parte di me, del tempo che potevo dedicare, delle emozioni che potevo donare. Ho, per anni, forse privato chi mi sta vicino della parte migliore di me.

Questo è un tarlo che mi porto dentro e con il quale mi confronto quotidianamente, da un lato corrode, dall'altro mostra le cose più chiaramente.

Torniamo alla palestra. In tutti questi anni, pur entrando in confidenza con moltissime persone, non ho mai sentito, se non raramente, un "Tieni duro" o un "Non Mollare" quando potevo averne effettivamente bisogno, quando la fatica mordeva le gambe e spezzava i pensieri, quando mi destreggiavo tra i weekend di studio osteopatico e le giornate in palestra, quando cercavo di costruire un futuro per la mia attività senza tralasciare le ambizioni personali. Nulla di male, ovviamente, è nell'ordine naturale delle cose attribuire importanza ad un determinato fattore quando questo crea una sorta di "disturbo" anche alla propria esistenza o genera empatia in caso di vicissitudini simili o una particolare forma di compassione, nel senso di sofferenza condivisa: in questo momento la chiusura forzata delle palestre scatena sentimenti di questo tipo e, fortunatamente, esistono animi sensibili che li percepisco, scostando un pochino il velo dalla penombra che pare ottundere l'umanità.

Una volta avrei perso più tempo ragionando su queste cose, facendomi probabilmente "del male"; ma sono cambiato, c'è più pace in me ora.

Non è però questo il punto centrale del discorso, ma è una buona partenza: si aspetta con trepidazione la riapertura delle palestre (e delle altre attività che, come le palestre sono state vittime sacrificali, ma non essendo parte di una sfera da me conosciuta, eviterò, ovviamente, di parlarne), anzi, in generale si parla di riapertura dello sport - Draghi riapri lo sport - e baggianate simili compaiono su profili social, come slogan gioiosi appesi ai balconi (tipo "andrà tutto bene") e via discorrendo.

_ La moto si muove agile lungo strade conosciute, potrebbe andare da sola e lasciarmi abbeverare all'aria fresca e alla luce del sole che massaggiano il mio volto; lascio il palazzetto dello sport alla mia sinistra, ma lo sguardo mi cade sui ragazzi col borsone e mascherina che stanno entrando … direi pallavolo dalla statura dei giovani.

Scuoto il capo in maniera del tutto automatica, come per riprendermi da un colpo e proseguo scoppiettante.

La carreggiata si stringe e costringe ad acrobazie per sorpassare; non fa più per me, preferisco rallentare e godermi il viaggio. Il campo da calcio è "al completo", i grandi nel campo grande, i piccoli in quello piccolo; vista dalla strada la scena descrive macchie colorate che si intrecciano in una danza caleidoscopica, disegnando spire ipnotiche, ha un suo fascino.

L'imbrunire mi avvicina alla meta e il parcheggio di Palestra Stile Libero al tramonto è un bel pugno allo stomaco se guardato con gli occhi dell'abitudine, ma è uno sguardo che non possiedo più e interpreto la desolazione che mi circonda scendendo dalla moto più come un segno che come una oppressione.

La palestra è ovviamente vuota, non c'è gente, non c'è energia, non c'è vita; se non è un messaggio questo._

Ah, dunque una fetta dello sport lavora … lo sappiamo, sia nel nostro piccolo, a Finale Ligure, ci sono numerose associazioni sportive che continuano ad operare e io ne sono contento, perché ce n'è bisogno, ma anche ragionando in maniera più globale, a livello nazionale, una buona parte dello sport, grazie a "interpretazioni più o meno fantasiose" del concetto di agonismo, sta operando. Ed è bellissimo, ma genera delle domande:

Che infanzia terribile ha avuto il partoriente un'idea dove lo sport agonistico abbia una significatività maggiore rispetto all'attività motoria eseguita a scopo salute o per svago (e quindi salute)?

Cosa può aver promesso il coni🚽 per fare si che gli enti di promozione sportiva ad esso affiliati (in genere detassati) possano con qualche "fantasiosa interpretazione" lavorare mentre le strutture commerciali "palestre" (ipertassate) invece no?

È chiaro il concetto che se non si viene risarciti economicamente per le attività commerciali "palestre" è un suicidio aprire?

Credo sinceramente che si possa trovare sempre un raggio di luce al quale appigliarsi per ripartire e/o reinventarsi, credo anche fortemente, però, nell'importanza di leggere con attenzione ciò che l'Universo sta proponendo".

"[...] perseverare autem diabolicum"

Comunque vada, sarà un successo.

Fede







martedì 9 febbraio 2021

GRAZIE

 A volte un trattamento si trasforma. ti trasforma. E devi solo ringraziare.

>GRAZIE<

Tutto inizia come al solito.

Vado incontro sorridente (spero che la mascherina lasci intravedere almeno la mimica facciale) al mio ospite, “prego accomodati, come va?”.  Capisco sia una domanda retorica, se si presenta da me, probabilmente, c’è qualcosa che non funziona. L’intenzione è però un’altra, iniziare a scoprire le carte, valutare l’importanza che viene attribuita alla problematica in questione e scostare un poco il velo di riservatezza di chi vedo per la prima volta.

“Va tutto bene”.

La prima risposta è quella che conta, retaggio mnemonico della scuola elementare, ma anche, dal punto di vista della prossemica una prima indicazione importante.

“E poi questa schiena. Quando mi alzo sono – duro come un bacco – “. Altro pezzetto fondamentale. “E poi”, quindi vuol dire che prima viene altro, è qui per la schiena, ma in effetti c’è qualcosa d’altro più importante. Ora dipenderà da me scoprire cosa ed indirizzare il trattamento su quella via..

“Duro come un bacco” uso del dialetto, cerca una zona di confort e, con me, sfonda una porta aperta, il resto della seduta si trasferisce in gran parte sull’uso comunicativo di espressioni dialettali: mi accorgo di iniziare ad accompagnarlo verso la sua “direction of ease”, la direzione di facilità che, non è banalmente solo una “tecnica” osteopatica, è il vero trattamento.

Non posso dire di conoscerlo, l’avrò incontrato si e no un paio di volte, ma sono stato il maestro di educazione motoria della classe frequentata da sua figlia, dieci anni fa.

In parte questo mi aiuta ad entrare, è una persona molto riservata, di una genuinità così sincera ed onesta da leggergliela nello sguardo; uno sguardo che insegna, profondo, stanco, sofferente.

Ho ben chiaro il motivo delle sue afflizioni, sono assolutamente conscio di quanto “poi” venga la schiena, la disabilità grave della figlia, ormai vent’enne oltre ogni più rosea aspettativa, è un fardello e allo stesso tempo una spada di Damocle, una spinta vulcanica ad andare aventi e un plotone d’esecuzione psicologica.

Conosco la “primarietà” come piace dire agli osteopati bravi, ma se non apre lui quella porta, non mi serve a nulla.

Inizio a lavorare: cranio, fasce, schiena “dura come un bacco”.

Lo sento rigido, teso, esprime poco movimento e si lascia muovere poco. “Eh, mia moglie me lo dice sempre che sono troppo teso”.

Lavoro parecchio. “Come stai? Tutto a posto?” Glielo chiedo spesso, in selvatico idioma ligure, in modo da tenerlo ancorato al presente, a quella voglia di lasciarsi andare che percepisco di tanto in tanto nei tessuti, nella speranza che apra la porta e mi permetta di entrare.

Tutto sommato il trattamento trova anche una sua strada, i ritmi vitali iniziano a tamburellare un riff apprezzabile e, da un punto di vista squisitamente professionale, potrei anche ritenermi soddisfatto.

Termino con i consigli di rito e …

La porta si apre, si scardina, un fiume in piena mi travolge. Lo vedo scaricare pesi enormi, avverto il corpo distendersi e lo spirito aprirsi, finalmente. Sono parole che arrivano direttamente dal cuore e puntano direttamente al cuore, al mio. Abbasso il capo per non mostrare le lacrime, ma non serve, lui ha gli occhi chiusi e perso nel suo mondo di enorme coraggio e terrorizzante paura, di folle speranza e cupa rassegnazione, si mostra nudo, vero, umano in una semplicità imbarazzante dedicandomi cinque minuti di Vita che sono una lezione da imprimere nella memoria.

Percepisco un grande vuoto, freddo, tagliente come una lama affilata e allo stesso tempo la capacità di poterlo riempire con un amore enorme, devastante; non c’è rabbia o frustrazione o una comprensibile voglia di rivalsa contro il destino, no, ci sono solo parole colme d’amore, anche nella disperazione di un futuro ignoto, c’è sempre luce in ciò che sento.

Un respiro profondo. Il primo di tutta la seduta..

Scende dal lettino “a staggu za ciù ben – sto già meglio”, sorrido e anche i suoi occhi lo fanno, “mi sento più leggero” mi dice salutandomi.

Marina è nell’altro studio. Apro la porta e piango; le sa e mi lascia fare.

Questo è ciò per cui amo follemente questa disciplina, ma questo forse è anche il motivo per il quale mi spaventa.

- Non è mai la terapia; è sempre il paziente - (FS)

- La vita è un male degno di essere vissuto - (Fernando Pessoa)

L'immagine è tratta da:

https://culturaemotiva.it/

sabato 6 febbraio 2021

(IM)POSTURA

 >(IM)POSTURA< 

Esiste, nell’universo spesso fantasioso ginnico/motorio/rieducativo/terapeutico, un termine che mette d’accordo tutti; è sufficiente ripeterlo come un mantra ogni qualvolta si mostra un esercizio, sospirarlo, con fare bonario, mentre si spiega l’origine di una problematica fisica o esibirlo, come attestato di cultura riabilitativa, durante un qualsivoglia discorso che verta sull’organismo umano, per fare un’ottima figura.

- Caspita, hai sentito, questo è uno che “ce la sa” -  e via sguardi ammirati e autocompiacimento.

Le proprietà taumaturgiche di questa parola riescono addirittura, in una sorta di “convergenza parallela”, a coinvolgere sia addetti ai lavori, sia i sempre più apprezzati “tuttologi del webbe”, in un quanto mai singolare accanimento salmodiante: “non avrai altra causa ai tuoi problemi all’infuori di lei”.

Avete capito, vero? La parola magica in questione è, rullo di tamburi: POSTURA.

Una volta imparato questo lemma tutto diventa più semplice, le nebbie sulla motricità umana si diradano di colpo e, altrettanto velocemente l’idealizzazione di un concetto spesso sconosciuto o, ancor più spesso frainteso, diventa capro espiatorio di qualsivoglia ostacolo al raggiungimento dell’agognato benessere.

“Eh, è un problema di postura”. Qualunque cosa significhi, questa frase scardina le difese più arcigne di ogni persona, permettendo così la nascita di fantasie autodeformanti e innescando una sorta di sentimento di predestinazione alla disgrazia, di rassegnazione al destino avverso desideroso di vederci come novelli Igor (Aigor) di Frankesteiniana memoria.

Ma sarà proprio così?

Per i lettori più pigri risolvo già l’arcano; no, non è proprio così e, come dice il titolo di questo post, spesso parlare di POSTURA è un’IMPOSTURA.

Andiamo con ordine.

Come ho evidenziato finora, nell’immaginario collettivo, il termine POSTURA viene associato generalmente a posizioni particolari assunte dal corpo o, semplicisticamente, al “mal di schiena”. Un po’ tutto, quindi, diventa postura e questo affascinante concetto prende le strade più disparate:

> idealizzazione di una particolare posizione del corpo definita come “corretta o adeguata” e, di conseguenza, la correzione dei difetti posizionali di cui sopra – cattiva postura – attribuendo, quindi, anche una sorta di antropomorfismo al termine, animandolo di capacità di benevolenza o malevolenza nei nostri confronti. La postura prende vita propria.

> modificare, tramite particolare posizionamenti del corpo od addirittura ortesi, una “postura sbagliata”, arrogando potere divino nel discernere ciò che è giusto od errato. “Giusto o sbagliato sono solo pastoie per asini” Detto Zen.

> Per estensione qualsiasi posizione del corpo ritenuta corretta (?) “Stai in postura” presa ad esempio di perfezione da raggiungere, spesso mortificando settori muscolari con allenamenti fuori da ogni contesto salutare.

Risulta evidente come queste forzature lessicali vadano ad alterare la rappresentazione mentale del significato di postura, uscendo, a mio avviso, da ciò che deve animare la nostra passione come studiosi del movimento, cioè la comprensione o, meglio, il tentativo di comprendere l’unicità umana, l’individualità (intesa come indivisibilità) di ogni persona con la quale ci confrontiamo.

Con queste premesse, proviamo ora a costruire il concetto di postura.

Etimologicamente la parola postura deriva dal latino “positura” che significa posizione:

“Nerone ... pensò ... bruciar tutta Roma, per poscia rifabbricarla con più ordinata simmetria e postura di case e di vie” (Cesari). Nel tempo è diventato facile trasferire questo senso anche al corpo umano, definendo la postura come il posizionamento che il corpo assume nello spazio.

Qualcuno ha provato ad andare anche un pochino oltre.

> Posizione ed espressione che il corpo assume nello spazio, secondo uno schema individuale, grazie all’attività della muscolatura tonica con funzione gravita ria e con forte significato biomeccanico/anatomico, psicologico, sociale, emozionale e simbolico (Buzzi/Fabbri)

>  Modo in cui l’individuo manifesta la propria presenza al mondo (in funzione della propria auto considerazione ed in relazione al rapporto con gli altri), organizzando nelle varie situazioni statiche e dinamiche il proprio equilibrio segmentario, contrastando la forza di gravità e predisponendosi nel modo migliore all’azione, manifestando costantemente, infine, la propria sensibilità e gli elementi volitivi ed emozionali del proprio essere (Cabella/Canepa/Molfetta).

Da queste interessanti definizioni si inizia ad intravedere uno spiraglio, uscendo da una semplicistica relazione anatomica/posizionale e ponendo le basi per un nuovo paradigma: postura intesa come un fenomeno sociale, come una manifestazione del bisogno di esprimersi e comunicare.

Si esce dallo schema della posizione ottima del corpo nello spazio e dal sempre affascinante “tieni la schiena dritta”, per iniziare finalmente ad indagare sulla globalità dell’uomo come persona.

_ La Postura non va corretta … va interpretata_

Questa frase, di un osteopata che, pur non conoscendo di persona, ma solo via internet, considero un Maestro e un esempio, Massimo Tonietto, la reputo punto di svolta nell’avvicinarsi al concetto di postura non già come un qualcosa da giudicare dall’esterno, bensì come mezzo di cognizione e questo, mirabilmente, ci aiuta ad introdurre il concetto di energia.

Interpretare è farsi portavoce di idee e/o sentimenti di altri, espresse in questo caso da atteggiamenti corporei rappresentanti l’esternazione della nostra energia, delle nostre vibrazioni che entrano in sintonia o in divergenza con l’ambiente e con gli altri.

“La materia del mondo visibile è soltanto la miliardesima parte della realtà” (C.Rubbia).


Dobbiamo scendere dal piedistallo di osservatori esterni, ruolo che, per definizione, comporta in sé già una indeterminazione non eliminabile e, quindi, interferente, considerare che l’ambiente (non solo l’habitat esterno, ma tutto ciò che in esso succede) condiziona pesantemente e sempre in modo differente il nostro quotidiano e le nostre reazioni, per esempio manifestabili come posizioni del corpo, sono figlie di questi condizionamenti.

Risonanza: gli organismi viventi tendono ad entrare in risonanza tra loro e l’ambiente esterno (instaurano una relazione di fase, una relazione vibratoria) con cui scambiano energia continuamente per salvaguardare la propria omeostasi tramite la capacità di allostasi.

Lo stato di Salute è quindi rappresentato da una buona risonanza con i propri simili e con l’ambiente circostante; varia, si modifica e queste variazioni e modifiche ne sono parte integrante. Quindi si nasce tondi, si diventa quadri, triangoli, rombi, ancora tondi, in una danza geometrica continua che rappresenta la Salute, in barba a tutti i proverbi. 

Ecco che il nostro “interpretare la postura” entra a far parte di un meccanismo molto più grande del “rafforzo un muscolo per raddrizzare la schiena”, ma riesce a coinvolgere lo stato di Salute generale dell’individuo attraverso il rapporto umano con esso.

Possiamo, a questo punto, azzardare una nostra definizione di POSTURA, considerandola quindi una espressione, in statica e dinamica, della qualità dell’energia scambiata, in ogni momento, da qualsiasi individuo con l’ambiente esterno e con gli altri. (F.S.)

Faccio sempre questi banali esempi; immaginate che per qualche assurda anomalia spazio-temporale si crei una sorta di paradossale varco che permetta:

> Un trattamento osteopatico ad una persona che, per esempio, è stata dal commercialista e ha ricevuto notizia di un cospicuo debito verso l’erario e, nello stesso tempo, la stessa persona che ha ricevuto invece una somma consistente in eredità. I due trattamenti (contemporanei sulla stessa persona, ma con due forme energetiche diverse) saranno ben diversi nonostante l’identico problema sull’identica struttura corporea (esempio male alla zona cervicale). L’energia (o postura che dir si voglia) che sarà scambiata con me, con il mio studio, con gli oggetti in esso collocati sarà assolutamente diversa nei due casi.

> Stessa tipologia di esempio considerando un ragazzino con necessità di ginnastica “per la schiena”; avrà un’energia (una postura) diversa se ha ricevuto in dono lo scooter nuovo o se ha preso l’ennesimo due di picche dalla ragazzina carina della sua classe. Pur con la medesima “problematica” la lezione sarà diversa. Diversa anche utilizzando gli stessi esercizi.

Le persone considerate pur essendo le stesse e nello stesso istante, sarebbero diverse, idem la loro “postura”, non qualcosa di definito, ma qualcosa in mutamento, in evoluzione, in relazione con l’esterno oltre che con l’interno del corpo..

Non possiamo, dunque, provare a correggere qualcosa che a noi sembra non vada, bensì dobbiamo provare ad interpretarlo e, soprattutto, cercare di migliorare la trasmissione energetica che lo veicola.

Come? Con il movimento, ovviamente.

Nel mio caso professionale con il micromovimento, ma molto profondo del trattamento osteopatico o con il macromovimento, forse un po’ meno profondo, ma ugualmente fondamentale, dell’approccio motorio.

La strada per la comprensione dell’uomo passa inevitabilmente dall’interpretazione dei segnali che esso condivide e l’unico mezzo che io conosco per poterli leggere è il movimento.

“Il movimento è ciò che siamo, non qualcosa che facciamo” (E.Conrad).

Per sfruttare appieno un’opportunità così grande e, perché no, una responsabilità così grande è necessaria indubbiamente una importante apertura mentale, una gran voglia di mettersi in gioco, ma soprattutto apertura di cuore, quel concetto riassunto nel termine giapponese “Magokoro” – Cuore Sincero.

Il nostro viaggio “posturale” finisce forse con più dubbi di quando è iniziato, ed è cosa buona e giusta; la ricerca di confronto con l’altro intesa al miglioramento di entrambi e del mondo che ci ospita non può esulare dal porsi domande e, nella mia professione questo diventa determinante. Quando il desiderio di comprensione finisce, significa che non abbiamo più nulla da offrire alla strada che ci stava ospitando ed è meglio abbandonarla.

Rendere a parole il groviglio onirico/intellettivo/mentale che alberga in me sta diventando sempre più complesso, le vibrazioni oscure di questo strano periodo provano con sempre più tenacia ad insinuarsi tra i miei schermi meditatori e ad attaccare le mie corazze combattive e fatico a tenerle a bada e, probabilmente, si nota dagli scritti confusionari.

Potete però venire a provare, in pratica, cosa intendo per “postura come qualità di energia” e il seguente tentativo di interpretazione:

_ con l’osteopatia,verificando come il tocco gentile o, a volte anche più severo, possa andare in profondità e interagire a livello energetico e, interpretativo, appunto;

_ e, un domani, se sarà ancora una strada per me percorribile, l’attività motoria, dove il movimento diventa traduttore di parole non dette.

Un abbraccio.

Fede

“Ogni atomo del tuo corpo viene da una stella che è esplosa. E gli atomi della tua mano sinistra vengono probabilmente da una stella differente da quella corrispondente alla tua mano destra. È la cosa più poetica che conosco della fisica: tu sei polvere di stelle”. (Lawrence Maxwell Krauss).

 

Le immagini sono prese dalla rete o dalle dispense del corso di Osteopatia Biodinamica. Se qualcuno ne rivendicasse la paternità ha la possibilità di chiedere di rimuoverle contattandomi con un commento al post.