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giovedì 5 febbraio 2026

DISCESA AL CENTRO

 >DISCESA AL CENTRO<





Detesto il freddo.
Sono parole alle quali forse non credo neppure, ma rimbombano e sbuffano in testa come una vecchia locomotiva a vapore della quale visualizzo la fornace incandescente, alimentata dal mio respiro ritmico.
Cerco la violenza del fuoco: nel movimento, nel suono del mio torace, negli sguardi attorno a me. La percepisco sopita in un anfratto nascosto del mio cuore e, con ogni goccia della mia anima, la invoco a travolgermi come un torrente ardente.
Mani che stringono le mie; il cerchio è un simbolo di potere, la potenza del vuoto.
Posso.
Espiro ed entro.
Urlo e sto.
Posso.

Un passo indietro.
Un tamburo cadenzato e lo sciabordio delle onde in lontananza, mantengono la mia presenza mentale ancorata a qualcosa di conosciuto.
Naufrago sull’isola delle emozioni, dibatto con il mio stesso respirare cercando di adeguarlo alle armonie che mi circondano.
Acqua salata, ma sono lacrime; trovo il mio centro in una visione che appare nitida come mai mi sarei aspettato: sorrisi talmente conosciuti da essere famiglia, un saluto che ha il sapore avvolgente di un “siamo qui”. Nel cuore.
Forse, ma solo forse ho l’idea di riuscire.

Posso.
Espiro ed entro.
Urlo e sto. Il tempo che serve. Il tempo che mi serve.
Posso.
Avevo solo dimenticato.
Fede
Grazie a Fabio per la delicata presenza e squisita professionalità.
Grazie a Nicola per la trasparenza del suo essere.
Un abbraccio ai compagni che hanno condiviso e supportato la mia discesa al centro.
Grazie a Marco e Monica gent
ili e preziosi testimoni.

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