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giovedì 5 novembre 2020

STORIE DI PALESTRA

Cosa significa proporre, al giorno d'oggi, un'attività come quella di una palestra?

Difficile scostare dalla testa della massa l'idea che il luogo in oggetto sia poco più di una moderno freak show: l'uomo forzuto, la donna contorsionista, ballerine e pailletes ..., ancor più complicato diventa sostituire queste immagini con quelle di un vero e proprio luogo dedicato alla Salute delle persone, perchè, a tutti gli effetti, è di questo che stiamo parlando.

Non entro nel merito (essendo comunque parte in causa) della decisione governativa dove, senza se e senza ma, l'Attività Motoria in palestra viene bollata come appestatrice delle peggiori virulenze e quindi stoppata fino a nuovo ordine, ma voglio condividere una parte di quella Vita che invece riconosce alla palestra un Valore, deciso e inequivocabile, per la propria Salute.

5 storie, le pubblico qui, dopo averle condivise con religiosa cadenza bigiornaliera dal giorno del decreto chiudi-palestre, su facebook e inviate alle mail dei ministri della salute e dello sport, tutte di seguito, come un viaggio, un percorso motorio, una via per il benessere.

>STORIE DI PALESTRA<
Apro questa piccola raccolta di racconti, spero di riuscire quotidiana, dove mi permetto, con tutti gli accorgimenti privacy, di farvi vivere come la “non essenziale” (cit.) Attività Motoria possa, nella vita di molti, fare la differenza.
La mia formazione universitaria mi consente di spaziare dall'attività fisica, intesa come ricerca di prestazione, agonistica o estetica che sia, fino allo studio del movimento per soggetti fragili, all'attività motoria adattata, preventiva e compensativa; e proprio su questi punti voglio mettere l'accento.
Questi post, oltre ad essere pubblicati qui, verranno compulsivamente (e qui sono maestro) girati come mail al ministero della salute e a quello dello sport; poco importa se non verranno mai letti, è comunque un mettere in moto Energia in una direzione: l’Universo se ne accorge.
STORIA Di PETER
Peter mi conosce da quando sono bambino.
Devo ammettere che questo ha aiutato. Probabilmente l’amorevole costanza della moglie l’avrebbe convinto comunque a compiere il “grande passo”, varcare la soglia della palestra, ma avendo coscienza del suo carattere tutto sarebbe stato un pochino più complicato.
Come si modifica la vita di una persona in una notte?
Addormentarsi grosso e forte e svegliarsi in un letto d’ospedale, con mezzo corpo che non risponde più ai tuoi comandi, tubicini che escono ed entrano da ogni orifizio e tu che silenziosamente urli al tuo sistema nervoso di fare qualcosa: “muoviti cazzo!, muovi il braccio, mi fa male, muoviti cazzo”.
Il nulla.
Non riesco nemmeno ad immaginare. Devastante.
Pericardite, pancreatite, forame ovale pervio, ictus e chi più ne ha, più ne metta.
“È già fortunato ad essere vivo” la frase arriva come un pugno nel volto, ma come un mantra viene recitata da ogni specialista; strappa una smorfia che sembra un sorriso, ma in realtà è un urlo soffocato.
Si smette di lottare, si cade nel burrone dell’autocommiserazione, dell’apatia, della comoda giustificazione.
Legittimo, comprensibile, ma inutile; la moglie di Peter lo sa: fisioterapia, piscina, agopuntura, Palestra, amore. Questo è il cocktail che somministra quotidianamente.
Palestra.
Ricordo il primo giorno, cinque anni fa, come fosse ieri.
Sono innanzitutto gli occhi della moglie a colpirmi, lo coccola e allo stesso tempo lo protegge con lo sguardo; rimango colpito da quegli occhi, sono gli occhi, forti e compassionevoli, sereni e sicuri di cui il mondo ha bisogno. I pochi metri del corridoio d’ingresso della Palestra diventano già una prova importante, spossante, quasi insuperabile.
“Anche un viaggio di mille miglia inizia con un primo passo” – LaoTzu.
Ma Peter, quel giorno, compie il suo primo passo.
Non è mai stato facile, ma oggi, quel corridoio, lo percorriamo durante tutto l’allenamento decine di volte, così come abbiamo imparato ad andare qualche minuto sul tapis roulant, a pedalare sulla bike reclinata senza fare pause per diverso tempo, a sollevare le ginocchia, a stare qualche istante in equilibrio senza appoggi, abbiamo obiettivi, piccoli e grandi, abbiamo il sorriso e, soprattutto, abbiamo la solita domanda, tutte le volte: “Oh, la prossima settimana ci sei?”
Eh si, perché Peter, adesso, non riesce più a fare a meno della Palestra.
Caro, no, la prossima settimana non ci sarò.
Un abbraccio.
Federico Saccani
Scienze Motorie AMPA
Osteopata DO
 
>STORIE DI PALESTRA<
Seconda storia.
Definire “non essenziale” l’Attività Motoria richiede una buona dose di coraggio o, più probabilmente, di incoscienza (intesa come mancanza di lucidità mentale) ma, soprattutto, quell’inconsapevolezza (non rendersi conto di ciò che si fa) che accompagna le menti folli.
Questi racconti hanno lo scopo di evidenziare quanto sia, quantomeno bizzarra, l’interpretazione dei nostri governanti del concetto di “qualità della vita” e, sensibilizzare verso una ricerca di Salute più intenzionale.
 STORIA DI MJ
Se devo pensare ad una persona con pochissimo desiderio di fare movimento, attribuendo a questo termine un po’ di tutto, dalla passeggiata in centro alla ginnastica, il primo volto ad apparirmi in mente è proprio quello di MJ.
Nonostante questo, è una cliente fissa dal giorno di apertura della mia Palestra; due volte a settimana (salvo imprevisti e/o vacanze … sue ovviamente), sempre le stesse giornate, sempre lo stesso orario.
Donna tutta di un pezzo, facoltosa, istruita, dall’eloquio brillante nonostante sfiori gli ottant’anni, una vera e propria signora d’altri tempi, ma con un passato (piuttosto recente per la verità) di importanti problematiche riguardanti la Salute.
Cancro e, a cascata, guai cardiovascolari derivanti dalle terapie farmacologiche.
Siamo ripartiti da zero parecchie volte; prima l’intoppo era lo scavo ascellare, poi era il cuore, poi la protesi … apro e chiudo le mani, spingo al soffitto un bastone, mobilizzo dolcemente il bacino; piccoli passi per enormi risultati e, sempre, il solito giochino fra di noi: “oggi, guarda, non ne ho proprio voglia” e di rimando “non dirlo a me, MJ, sarei ovunque tranne che qui”, una risata.
Le lezioni hanno quasi sempre questo stesso rituale iniziatico e l’identico mantra finale: “Ah, come sto bene, ci voleva proprio”.
Ricordo il periodo dopo l’intervento, quando mettersi in moto per più di 15 minuti era un’impresa, il braccio doleva, il cuore palpitava, la schiena disobbediva, la paura stringeva i visceri in un abbraccio gelido e, sempre meravigliato, osservo ora i progressi di un corpo che si allunga e distende come, forse, ha mai fatto prima: funzionale e funzionante, adatto e adattabile. Questo è il punto, non intendere la Palestra come una forgia per fusti erculei e nerboruti, bensì luogo dove possa sprigionarsi un moderno concetto di Salute globale, di apertura al mondo e alla vita.
La grande forza di MJ risiede nel sua capacità di non perdersi mai d’animo, nell’affrontare “face to face” i problemi di Salute, con coraggio, caparbietà e una buona dose di testardaggine che, nonostante la più volte declamata idiosincrasia per la ginnastica, la fa tornare appena possibile in Palestra. “Ah come sto bene, ci voleva proprio”, il suo obiettivo è quella frase, sussurrata con un sorrisetto, ma desiderata dal profondo.
“Allora ci vediamo la prossima settimana”, il nostro ultimo incontro si è concluso così, come ogni venerdì, solo che, cara MJ, questa volta non sarà così.
Un abbraccio.
Federico Saccani
Scienze Motorie AMPA
Osteopata DO
 
>STORIE DI PALESTRA<
Terza storia.
Oggi sono stato in palestra.
Un silenzio assordante illuminava le sale buie solitamente piene di vita, luce e colore. Ho provato a giocare con la mia tristezza e, chiudendo gli occhi, mi sono lasciato aggredire dalle immagini caleidoscopiche fluttuanti nella mia testa, energiche, calde, vibranti: pedali che ruotano veloci, gambe in una corsa inarrestabile sul tapis roulant, pesi sollevati, salti, piegamenti, allungamenti … fino a vedere una figura ciondolare al centro della sala; sgraziato, storto, in difficoltà nel salire un gradino con le braccia in alto, caspita, ecco Norman!
Oggi vi voglio raccontare la sua storia.
STORIA DI NORMAN
Norman si è avvicinato alla palestra su “prescrizione medico-specialistica” del neurochirurgo. L’ho scritto virgolettato perché non esiste una prescrizione per l’Attività Motoria in Palestra con un professionista laureato in Scienze Motorie (qualcuno lo definisce, a me non piace, Chinesiologo), si possono prescrivere i farmaci, ma non il movimento; anche questo è un bel paradosso moderno, ma tant’è.
“Se si riuscisse a dare a ciascuno la giusta dose di nutrimento ed esercizio fisico avremmo trovato la strada per la salute” –Ippocrate– (circa 2500 anni fa).
Torniamo a Norman.
Eufemisticamente potremmo dire che la sua colonna lombare ha qualche problemino, una vertebra “esplosa” seminando frammenti qua e là, qualche radice nervosa compressa, qualche protrusione discale, numerose “contratture antalgiche” dei diversi strati della muscolatura paravertebrale.
Norman ha difficoltà a stare diritto, pende, a volte più a volte meno, da un lato e, facendo un lavoro di altissima responsabilità, ma sedentario, deve rimanere parecchie ore seduto al pc o in teleconferenza (quando non è obbligato a viaggi tour de force in giro per il mondo); aggiungiamo l’età, ormai prossima a quella pensionabile e otteniamo il quadro del perfetto candidato ad un futuro di immobilità.
Ma Norman è un testone.
Non solo, sopporta molto bene il dolore (quella è una schiena che fa male).
Per fare il suo lavoro (in Italia sono in cinque a farlo, così, tanto per rendere l’idea), devi avere le palle quadrate, devi essere un duro: attitudine al comando, visione del problema, pronta soluzione.
Per affrontare il suo viaggio motorio, Norman ha dovuto adeguarsi ai miei ritmi: ubbidienza assoluta, fiducia cieca, eseguire in silenzio (beh, su questo ultimo punto sono un po’ elastico, diciamo che si chiacchiera piacevolmente).
La schiena poco per volta ritrova funzione e mobilità strutturale, l’equilibrio migliora, la forza incrementa, la muscolatura “cede” e si adegua a rispondere alla domande di allungamento.
Il corpo è intelligente e, come caratteristica tra le principali, derivata dall’evoluzione, ha quella di reagire agli stimoli, se questi sono giustamente misurati, per intensità durata e qualità, in maniera “supercompensativa”, cioè diventa in grado di portare l’asticella delle abilità motorie di partenza sempre un pelino più in alto, adattandosi ai segnali ricevuti, interiorizzandoli e restituendoli ad un livello più elevato.
Sembrerà strano, ma anche l’Energia che promuove questi cambiamenti viene rimessa in gioco in maniera produttiva. E ne beneficiamo tutti. Anche questo è il potere del movimento.
Norman esce dalla Palestra ogni volta un pochino più dritto, sempre più soddisfatto: “però, questa ginnastica funziona”, ma soprattutto consapevole del proprio corpo, della sua infinita saggezza e potenzialità, tanto che ogni volta, al momento del saluto: “Grazie Federico, ci vediamo la prossima”.
“Grazie a te caro Norman, ma non so quando riusciremo a vederci”.
Un abbraccio.
Federico Saccani
Scienze Motorie AMPA
Osteopata DO
 
>STORIE DI PALESTRA<
Quarta storia.
Palestra etimologicamente riporta al significato di “lotta”, luogo dove si lotta, dove ci si allena alla lotta, dove si impara a lottare e, non ultimo, dove si trova la forza necessaria per affrontare il disagio che una problematica fisica e la relativa “cura” medica, possono offrire, soprattutto in ragazzi molto giovani.
Il piccolo Ben, in piena battaglia per la propria affermazione nel mondo delle scuole medie inferiori, si presenta in Palestra con un moderno (o forse antico) esoscheletro plastico/metallico, dall’inquietante nome di “busto”, o “corsetto” come dicono quelli bravi, infernale aggeggio di (possibile) controllo della scoliosi e di (sicuro) impatto sulla propria autostima.
Questa è la sua storia.
STORIA DI BEN
La parola scoliosi identifica una deformità della colonna vertebrale.
Evito in questa sede di fare il saputello e snocciolare definizioni, possibili cause e altrettanto possibili rimedi, mi concentro su di un dodicenne dalle importanti difficoltà motorie, dalla scarsa conoscenza di sé inteso come essere in grado di muoversi, dalla poca dimestichezza con il proprio schema corporeo.
Il famoso ospedale ligure che l’ha imprigionato 23 ore al giorno (per un tempo indefinito) nella metallica gabbia psico-fisica (busto) ha, ovviamente, omesso di consigliare qualsivoglia percorso motorio di supporto, lasciando gestire liberamente “l’ora d’aria”. I genitori di Ben, forse per una serie di fortuite coincidenze, decidono che due orette alla settimana in Palestra possono valere il prezzo del biglietto e, con la dovuta circospezione del caso, io e il cucciolo iniziamo a studiarci progettando un viaggio nel meraviglioso e per lui alquanto misterioso mondo del movimento.
Bastano un paio di sedute per entrare in sintonia: il mondo della Palestra, a quell’età, può essere terribilmente affascinante e, allo stesso tempo, estremamente rischioso: serve una guida, serve esperienza e, vista la delicata situazione, serve scienza, coscienza e conoscenza; un ambiente e un orario che possa permettere a Ben la giusta concentrazione, i giusti stimoli e il giusto programma motorio.
Costruire un percorso di movimento personalizzato ed adatto a esigenze anche molto particolari è molto più complesso che valutare semplicemente la scelta degli esercizi, i parametri in gioco sono molti di più e, spesso, molo più complessi.
Io e Ben iniziamo a lavorare insieme, timidamente, dapprima, poi sempre con più sicurezza il ragazzo tenta una vera e propria uscita dal guscio, cerca il movimento, anche quello che crea più difficoltà, si mette in gioco: “anche quando sono con i miei amici faccio i movimenti di allungamento”, il busto non più come un nemico, ma come un alleato del movimento. Paradigma ribaltato, si può affrontare il tunnel, ora abbiamo le torce.
Ma.
“Se chiudono le palestre la prossima settimana non ci vediamo?”.
“Figurati se chiudono, Ben, ci vediamo senz’altro”.
Ho sbagliato caro Ben; spero di rivederti presto, ma sinceramente non ho idea di quando sarà.
Un abbraccio.
Federico Saccani
Scienze Motorie AMPA
Osteopata DO
 
>STORIE DI PALESTRA<
Quinta storia.
Siamo giunti all’epilogo di questo piccolo viaggio, spero appassionante anche per i lettori, all’interno del mondo delle Palestre o, meglio, della mia. In questi dieci giorni ho tentato di offrire una panoramica, la più ampia possibile, di cosa intendo per Attività Motoria e di come questa, caleidoscopicamente, si possa declinare in base alle più variegate richieste dell’utenza.
Attività Motoria come appoggio deciso alla Salute? Sicuramente si, lo sappiamo e in questi giorni lo si è ripetuto in tutte le salse; evidenzio però un concetto, che mi permetterà di introdurre l’ospite dell’ultima storia, l’Attività Motoria NON è sport e, tra le tante confusioni targate dpcm, si aggiunge anche questa che parrebbe semplicemente semantica, ma esprime, invece, un paradigma fondamentale rispetto alla Salute delle persone.
Pazienza.
Ci si vede, a questo punto, forse, il 3 dicembre …
STORIA DI KAINE
Kaine si avvicina alla Palestra ai tempi delle scuole superiori, 5 o 6 anni fa, per recuperare da un infortunio alla spalla. Ai tempi era (a suo dire ;-)) un brillante studente e, la posizione privilegiata di Stile Libero, a pochi metri dal Liceo Scientifico di Finale Ligure, ha sempre permesso a fucine di scolari effervescenti, di frequentare le nostre proposte motorie.
Lui era senza dubbio uno scolaro effervescente.
Ho un debole per Kaine, lo ammetto, ma tutto sommato è impossibile non averlo, la sua spiccata curiosità e fulminea intelligenza rendono appassionante ogni cosa, anche la spiegazione di un esercizio fisico e, allo stesso tempo, il suo lato “oscuro”, fatto di piccole/grandi insicurezze, lo normalizza in un perfetto Yin/Yang, risuonante con l’Universo, con la Vita.
Lo studio universitario, prima Genova e poi Milano ci allontanano per un po’ di anni dove, l’estrema voglia di ricerca di Kaine, rimbalza vorticosamente tra l’ingegneria biomedica e lo sport, quella ricerca di competizione, con sé e con l’altro, non inteso come alterità nemica, bensì come un appoggio per crescere, lo vede primeggiare tra libri, laboratori e pedane sportive di CrossFit e Powerlifting.
Quello che ritrovo oggi, ad un passo dalla laurea magistrale, è sicuramente un Kaine diverso da quel ragazzetto con la fluente chioma bionda e la spalla dolorante: i capelli sono rasati, le spalle fanno sempre male, probabilmente un difetto di fabbrica, la consapevolezza è aumentata, ma la voglia di scoprire è rimasta la stessa così come quella di mettersi in gioco. E così una sorta di “gorilla” (uso questo termite perché so che lui apprezza) vuole “imparare” a correre; non solo, vuole lavorare sul mezzofondo con obiettivi tecnici e prestativi importanti.
Iniziamo il nostro viaggio, rispolveriamo schemi motori sopiti, lavoriamo sulla coordinazione (quanto c’è da lavorare …), sulla tecnica, su un particolare approccio alla forza, alieno a ciò che era abituato, si può fare, decisamente, si può fare.
L’Attività Motoria non è Sport, dicevamo, ma estrinseca un potenziale devastante quando si piega al servizio di quest’ultimo; quando il sapere si coniuga con il saper fare si aprono possibilità enormi sulla via del benessere inteso come vera e propria prestazione vitale.
Kaine mi manda via wapp le “tabelle” di allenamento casalinghe che si auto-prepara, io le valuto, le integro, non abbiamo accantonato l’obiettivo, anzi, però così è effettivamente complicato.
Abbiamo posticipato di un mese l’immersione nel vero e proprio lavoro tecnico-specifico “dai, quando ci vediamo, nuovamente in palestra, mi spieghi tutto bene”.
“Certo, non ti preoccupare, ho un sacco di cose in mente”.
Si … ma quando sarà?
Un abbraccio.
Federico Saccani
Scienze Motorie AMPA
Osteopata DO

 I nomi dei personaggi sono liberamente presi da "La saga del clone" - Spiderman 1994 e non hanno alcun riferimento con i veri nomi dei protagonisti delle storie.

Le immagni sono tratte dalla rete, e dai social network


domenica 26 luglio 2020

Dell'Amore, Della Morte

>DELL'AMORE, DELLA MORTE<
Siamo sdraiati a terra, il pavimento è freddo, il tuo respiro lento, il tuo sguardo perso. Ti abbraccio e non reagisci, lascio che il mio essere si diffonda verso di te, sento che lo respingi, sento quell'orgogliosa dignità, silenziosa ed austera, testa di cazzo fino all'ultimo, che ti ha sempre contraddistinto e ancora adesso permea il tuo corpo ossuto; non vuoi essere aiutata, non hai mai voluto, se avessi la forza ti staccheresti da me, con il tuo brontolio che tanto ci faceva ridere. Sai che ti dico, testona? Ne approfitto e ti stringo ancora più forte, piango singhiozzando perché, nonostante tutto, non vorrei mi lasciassi. Puro ed inutile egoismo. Lo so.
25/09/2004
Un puntino nero, quasi tutto orecchie, occhi color nocciola.
Una parte del mio cuore.
Dell'Amore.
Nove cuccioli festanti, non ho molti altri ricordi. Una cantina, piccola e sporca a fare da location e tanti puntini neri saltellanti in mezzo agli escrementi..
Bellissimi e chiassosi, come solo i cuccioli possono essere, sembra si dispongano per la scelta, mostrando ognuno il proprio meglio. In quella ubriacante baraonda, timidamente, con una simpatica andatura caracollante, due passetti avanti, uno indietro, due passetti avanti, uno indietro , un puntino nero, quasi tutto orecchie, occhi color nocciola, si avvicina quatto, mulinando la codina; "Prendo questo" perentorio.
"Quella è una femmina, non volevate un maschio?".
"No. Una femmina".
Inizia così, si parte per scegliere e invece si viene scelti. Sono le imperscrutabili vie del Cerchio della Vita, si apre una porta trovandosi immersi in un mondo che inaspettatamente  delineerà i confini del tuo essere, sarà parte integrante dell'esistenza, accompagnando, con quell'andatura caracollante, ogni tuo passo, ogni tua gioia, ogni tuo dolore, ogni tuo sbaglio, ogni tuo successo, senza che mai nulla cambi; quello è il potere, un potere senza giudizio, senza forma, senza preconcetto, un potere dettato esclusivamente dalla simbiosi, dall'Amore, genuino, viscerale e disinteressato.
25/07/2020
Chiudo gli occhi assaporando un attimo lampi di un passato indelebile, ma opacizzato dal correre frenetico del "tempo delle cose importanti": ti vedo bellissima, "la modella" ti chiamavamo, lucida, slanciata, muscolosa, con quel collare argenteo che spiccava sul pelo nero come la notte e quel carattere particolare, speciale lo definirei, così restia nel dare confidenza, la timidezza tipica del cuore puro, dell'animo buono, paurosa fino all'aggressività, fino al terrore verso le persone (come darti torto .. ), ma di un fiero coraggio che ti avrebbe fatto buttare nel fuoco per noi, affettuosa e mai invadente, sentivamo la tua presenza, ma facevi in modo di non farla pesare, eri la nostra Ombra, di nome e di fatto e come tale impalpabile, però vicina, sempre vicina. Hai insegnato a dare senza pretendere e hai dato, oh quanto hai dato, da quella prima notte, sedici anni fa; un puntino nero, quasi tutto orecchie, occhi color nocciola.
Hai riempito la nostra vita, anzi, hai regalato valore alla nostra vita, non è qualunquistica retorica, è la cruda realtà, la storia di un cane che aveva bisogno di una famiglia e di una famiglia che aveva bisogno di un cane. Di te. Bisogno di quella vicinanza discreta, di quella bonaria tontaggine (la Loma …), tua primaria caratteristica, si perché senza dubbio non eri uno di quei "cani intelligenti", tutti un "seduto", un "qua la zampa", tu eri solo Cuore, tutta racchiusa in quel modo di regalare un affetto così unico da essere indimenticabile.
Eri Ombra.









Della Morte.
Ora te ne vai.
Io scrivo, provo a scrivere, ma gli occhi si gonfiano di lacrime che non vorrei versare, ma impossibili da trattenere; comprendo la giustezza del momento, l'equa circolarità che pone tutti sullo stesso piano e ci rende parte di quel meraviglioso paradiso che è la Natura, ma non posso fare a meno di piangere, di sentire quel vuoto nel petto, dolore, fa male. Mi guardi e non comprendi la mia disperazione (altro grande insegnamento), sai che è ora e ti sembra normale, sai che è ora e che sarai sempre una parte di me 
Ti basta.
Mi basta.
Siamo sdraiati a terra, il pavimento è freddo, il tuo respiro lento, il tuo sguardo perso. Ti abbraccio e non reagisci.
Ne approfitto, ti stringo più forte.
Ne approfitto, ti stringo più forte e piango.
Ne approfitto, per l'ultima volta.
Ombra, spero tu abbia sentito almeno una parte di ciò che ho sentito io in questi lunghi, brevissimi anni; che dire, lacrime salate inondano il volto e … grazie, solo grazie, è stato un privilegio vivere con te e la tua lingua appiccicosa, che mi sfiora una ultima volta. Una carezza sul mio cuore triste.






domenica 21 giugno 2020

The Road Not Taken - Stile Libero 20.20

The Road Not Taken
[...]
Two roads diverged in a wood and I | I took the one less traveled by, | and that has made all the difference.
R. Frost
Il celebre verso della poesia di Robert Frost è, probabilmente grazie al film "L'attimo fuggente", uno dei più abusati nelle celebrazioni di ardite scelte controcorrente, o presunte tali.
"Divergevano due strade in un bosco ed io scelsi la meno battuta e questo ha fatto tutta la differenza".
In genere si pone l'accento sulla scelta della strada, "la meno battuta", immaginandola come un intrico di rovi e spine, un qualcosa di inespugnabile che viene conquistato da valenti cavalieri senza macchia e sprezzanti del pericolo. 
Senza dubbio un ideale "epico" ...
A me piace, invece, pensare a due strade enormi, entrambe agevoli al tragitto,ma rappresentanti due forme mentali differenti: in una, quella più frequentata, vive la routine, la quotidianità, la (più che legittima) scelta di un normale sopravvivere agli eventi, anche con una sorta di paura degli stessi, considerati non modificabili e, quindi, lasciandosi, più o meno passivamente, trascinare dalla speranza di una fantomatica corrente creata dalla "massa". La tendenza è quella di attribuire "ad altro" al di fuori di sé la responsabilità dei propri errori/insuccessi. (Un uomo può fallire molte volte, ma non diventa un fallito finché non comincia a dare la colpa a qualcun altro - William S. Burroughs -). 
L'altra strada, invece, è la non sudditanza al destino, rappresenta consapevolezza, responsabilità, fiducia in se stessi e il forte desiderio di dare un segnale, una scossa che sia vita, che sia un fremito sotto pelle, un bruco trasformato in farfalla che con un battito d'ali provoca un uragano; voglia inarrestabile di disegnare il proprio futuro. Forse un rischio, forse un azzardo, forse un salto nel buio. E questa è la Vita.
(Penso che l’essenza di un’azione pura consista nel raggiungere lo scopo dopo aver sfiorato l’abisso dello scacco - Yukio Mishima -).
Non credo esista una "strada giusta" o una "sbagliata", sono sicuro però che esista una libertà di scelta e Palestra StileLibero insieme a NeO - Nutrizione e Osteopatia, hanno scelto, in questo caso, quella "meno battuta", liberandosi del fardello opprimente delle "scelte prese da altri" - state chiusi, aprite, uno per volta, congiunti … - e assumendosi, Vivendo, le proprie responsabilità. Che meraviglia!
Le follie consapevoli non si compiono però da sole, sono un privilegio da condividere.
Ringrazio qui chi, con il proprio saper fare, ma soprattutto Saper Essere, ha fatto parte e vissuto con noi questo cammino "meno battuto".
I professionisti:
  • L'eleganza architettonica e la pazienza e disponibilità infinita di Elena Persano.
  • L'ingegneristica meticolosità di Paolo Ferrari.
  • Le folgoranti intuizioni di Enrico Pedullà.
  • L'idrodinamica abilità di Davide Tipoli.
  • La brutale e selvaggia competenza di Moreno Malizia.

  • La velocissima precisione di Cesare Ivaldi.

  • La colorata presenza di Luca Russotto .

Gli amici: Alberto "Bob" Tella, notoriamente abile con il pennello …, Mattia Oliva, Filippo Rovai, Francesco Pasquale, Andrea Bianchetti, Oliviero e Ottavio Mazzaretto, cuore grande e braccia forti.
Tutti i ragazzi del gruppo "Scientific Corner" per averci sostenuto, appoggiato, spinto ed aspettato (Emanuele Gallione, Nicolò Saccone, Cecilia Perata, Giacomo Ferro, Matilde Pollero, Luca Dressino).
La famiglia: papà, mamma e zio Marco infaticabili, Paride, nonostante gli esami, sempre pronto a dare una mano in casa, alleggerendo il "peso" del lavoro, Cecilia Canneva, sorridente anche faticando, una sicurezza sulla quale poter contare sempre.
Noi: Marina, precisa e puntuale, dalle idee sempre chiare, ma anche pronta, con abilità, a sporcarsi le mani. Io e Edo, bassa manovalanza, approssimativa e di qualità scadente, ma ce l'abbiamo veramente messa tutta.
Vi lascio ora qualche foto della palestra e degli studi professionali NeO, nutrizione e osteopatia, ma vi aspetto di persona.
Fede






Le immagini rappresentano Stile Libero e NeO, sono di mia proprietà.


mercoledì 27 maggio 2020

L'Attesa del Piacere è essa stessa il Piacere?

>L'ATTESA DEL PIACERE È ESSA STESSA IL PIACERE?<
Mah.
Forse sì, almeno in qualche caso, come ci ricorda martellante la pubblicità in tv, potrebbe essere vero.
Ma per Stile Libero?
Potrei, da questo punto in avanti, ubriacarvi di concetti pseudofilosofici per raccontarvi la "fenomenologia dell'apertura" passando abilmente, attraverso l' inapplicabilità di alcune norme, l'inutilità di altre, il logoro rituale italico di come riuscire a contravvenire alle stesse, il tutto ponendo sul piedistallo la scelta "responsabile" di ritardare la ripresa dell'attività.
Potrei, ho scritto, ma non lo farò, perché non c'è nessuna scelta (responsabile o irresponsabile che sia), quantomeno diretta, ad impedire la ripartenza di Stile Libero, bensì una necessità.
Abbiamo deciso di fare dei lavori di ristrutturazione, importanti,imponenti direi, non già per un'eventuale difesa da assalti (improbabili) microbici e/o virali, bensì per dare un segnale:
  • Di cambiamento?
  • Di conferma?
  • Di presenza?
  • Di coraggio?
  • Di voglia di andare avanti?
Boh, ognuno vedrà poi una strada, io credo sia un po' un mix di tutti, ma soprattutto l'affermarsi di una personalità, costruitasi negli anni e giunta,ora, a maturazione. Lo "Stile" Stile Libero.
Sarà qualcosa di unico; concetto avulso al mondo motorio, dove tutti copiano tutto e l'obiettivo diventa essere trendy. Faremo, invece, manifesto della nostra unicità: negli allenamenti, nel proporli, nel condividerli, nelle attività collaterali, nel modo di essere Movimento (con significato più ampio possibile). Proveremo a dettare nuovi ritmi, a produrre nuovi sounds ginnici a contaminare e globalizzare il benessere di chi sarà con noi.
Un ambiente "nuovo", per assaggiare qualcosa di nuovo e fare parte di qualcosa di unico ...
Torniamo ai lavori; abbiamo scelto tra il meglio presente sulla piazza, uomini (esseri umani, maschi e femmine), duri, rudi e con pelo sullo stomaco a sufficienza per progettare, demolire, costruire, illuminare e riscaldare ciò che nel prossimo futuro diventerà, mi auguro, un riferimento, il riferimento, per ciò che concerne, Attività Motoria-Movimento Consapevole, Osteopatia-terapie olistiche associate e Nutrizione.
Progetto ambizioso, che, ovviamente, richiede tempo.
Svelato il mistero. Non abbiamo ancora aperto perché i lavori non sono terminati.
Ed è qui che l'attesa del piacere iniziava generare un desiderio. 
Ed è qui che attendere con (im) pazienza ci apre le porte di un godimento viscerale, diverso dall'orgasmico sudore inzuppante la maglietta durante l'allenamento, ma ugualmente dirompente.
Ed è qui che non avere fretta, attendere il momento propizio, l'onda giusta, ci permette di ammirare, poi, il panorama più bello, dal punto più in alto.
Sì.
"L'attesa del piacere è essa stessa il piacere", o comunque ci offre una possibilità ormai diventata rara: immaginare.
Chiudete gli occhi, fate un respiro profondo, mettete a fuoco il vostro centro più puro, ancora un respiro profondo. Ora cercate Stile Libero, cercatelo dentro di voi e provate ad immaginare come sarà: spazi, colori, profumi, luci, suoni …
Ecco, ora provate PIACERE. Custoditelo ancora per qualche giorno e poi tutti insieme (rispettando le norme bla bla bla) lo riverseremo in quel sogno, unico, che è STILE LIBERO 2.0.
Vi aspetto, dunque, a breve.
Quando?
Difficile fare previsioni attendibili, credo che la seconda settimana di giugno potrebbe essere un ottimo periodo per iniziare questo nuovo viaggio insieme.
Attività all'aperto?
Stiamo valutando. Probabilmente la prossima settimana, verificando bene come rispondere a tutte le normative, inizieremo a fare qualcosa.
State connessi.
Un abbraccio.
Fede

lunedì 20 aprile 2020

Mascherine, Indennità e altre Favole Moderne

>MASCHERINE, INDENNITA’ E ALTRE FAVOLE MODERNE<

Finale Ligure 20/04/2020
Sonnecchiante giornata, uggiosa, grigia e, in questa bolla reclusoria che dura ormai da quaranta giorni, tutto pare scorrere più lento del normale, quasi fossimo in una dilatazione anomala dello spazio/tempo, una sorta di vuoto temporale dove disegnare una realtà alternativa.
Vista da questa angolazione, estrema, ma tutto sommato possibile a livello quantistico, un Federico sta vivendo la sua “vita normale”, lavoro, studio, famiglia, ecc ..., mentre un altro, lo scrivente di questa arzigogolata follia, è prigioniero in casa, circondato da canti disperati dai balconi e sgrammaticati manifesti di finto ottimismo, minacciato da droni di sicurezza e agenti di polizia in quad, vessato da “Sceriffi da finestra”, spie venute dal freddo, dall’occhio rapido e dall’altrettanto rapido dito delatore sul web, raggirato da trasmissioni televisive dall’improbabile nome “I numeri della pandemia”, obbligato a comunicare esclusivamente tramite schermi e monitor (“Call” verrà chiamato questo metodo da quelli bravi), schiavo delle decisioni della protezione civile (🙈) e di un governo fantoccio ed incompetente dove più grandi sono i conflitti di interesse e maggiore è il diritto alla parola; scenario apocalittico di un romanzo fantascientifico degno del miglior Asimov o del più cupo Ballard.

In questa realtà, dove la pigrizia mentale diventa patrimonio della civiltà e rimanere tappati in casa sembra essere la panacea di tutti i mali e non, come nell’altra un viatico certo per problematiche di salute (!), tutto pare ruotare intorno all’efficienza di un ente fantasma, ormai in bancarotta da decenni, ma ancora in grado di promettere soldi, ed essere  creduto; alla generosità delle banche (scusate, mi fermo un attimo per ridere) capaci di erogare prestiti a tre zeri, ma che dico erogare, regalare prestiti a tre zeri; e all’abilità distributiva delle amministrazioni locali (ossimoro) garantita dalla qualità e comprovata celerità delle Poste Italiane, di simpatiche, quanto inutili, mascherine sanitarie.
Il Federico di questa “realtà alternativa”, non lavorando da quaranta giorni, si affida a questa ridicola giostra mediatico/esibizionistica, questo Freak Show dei tempi moderni, non carico di aspettative, ma con un misto di curiosità e disgusto, sentimenti contrastanti, forse, ma autoctoni nel suo animo in questo periodo.
Curioso, perché il caleidoscopio di personaggi, attori e comparse di questa pantomima, è favolosamente ricco di spunti, con reazioni diametralmente e incomprensibilmente opposte su tematiche centrali ed importanti; schifato per la pochezza organizzativa, la strategia intimidatoria e il vomitevole utilizzo dei media nell’effettuare un “brain washing” violento, sulla popolazione.
Inutile sottolineare come, stranamente, le cose non funzionino proprio come promesso (soldi in ritardo, mascherine disperse, prestiti della banche con tanti se e tanti ma), ma d’altronde, essendo una realtà alternativa, non c’è nulla da preoccuparsi, vero?
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Finale Ligure 20/04/2021

“Sono tranquillo. Piove e, sciolto, decontratto e reattivo, mi muovo a passi svelti sul selciato. Taglio abilmente le curve, conosco le strade a memoria. Non temo i droni e le robotiche guardie armate, sono più veloce e, soprattutto, più abituato al movimento rispetto a loro; salto con agilità le barriere in plexiglass che circondano gli ombrelloni in spiaggia, noi Ribelli le chiamiamo “Serre”,  ne abbatto un paio, tanto per far vedere chi comanda “sulla strada” e riparto. Non temo le spie da balcone, sono gli stessi, flaccidi e pachidermici che, seduti ai bar, grigi, come la cenere delle loro sigarette, provavano a mettermi a fuoco quando passavo durante i miei allenamenti, rido, ho condotto, con disciplina ferrea, anni a forgiare il mio corpo, la mia mente, il mio spirito a questa evenienza, ho corso, sollevato, spinto, colpito con pugni e calci, urlato al vento, meditato chiuso in me stesso; sopporto il dolore, spingo i miei muscoli allo spasmo, respiro a tutta bocca, no maschere, no filtri, no barriere: libero come un animale selvaggio mostro il sedere alla telecamera di controllo; non ho il marchio, “la puntura”, il segno del vaccino obbligatorio che permette (con mascherine omologate, guanti certificati e senza contatto tra le persone) di circolare per le strade e quindi non possono tracciarmi; mi sento inspiegabilmente libero e, di questi tempi, è un lusso enorme.
Incontro altri come me, “Ribelli”, ci abbracciamo, ridiamo, uniti, insieme.
Non abbiamo paura di morire.
<Non è come nasci, ma come muori che rivela a quale popolo appartieni> Alce Nero.

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Finale Ligure 20/04/2020
Apro la cassetta della posta. Non so in che realtà mi trovi.
Non ci sono mascherine. Un ghigno si disegna sul mio volto. Meglio così, tanto non la metterei comunque.
Fede
 
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