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venerdì 8 giugno 2018

Lettera ad un Orango


>LETTERA AD UN ORANGO <
Avrei voluto essere lì con te, la stessa fierezza, lo stesso sguardo colmo di compassione per chi non capisce, ma comunque carico di un forza ancestrale, ormai da noi, tuoi cugini prossimi, completamente dimenticata.
Avrei voluto essere lì con te, spalla a spalla, fondermi e nutrirmi del tuo primitivo coraggio del tuo amore profondo per Madre Terra, combattere fino ad non avere più braccia, a non avere più gambe, solo cuore, grande e possente; combattere e, perché no, morire, per una causa che è più grande della vita del singolo, perché è la vita stessa. Tu lo sai e quel pugno alla benna del bulldozer ne è fedele rappresentazione; è un urlo di rabbia, un colpo alla stomaco per tutti noi, seduti nelle nostre comode case, complici di un abominio distruttivo, denti di un ingranaggio autolesionista ormai lanciato a velocità folle, inarrestabile.
Avrei voluto essere lì con te, amico Orango, scagliarmi contro un sistema folle, liberare la mia mente obnubilata dalla finzione che mi circonda, avrei voluto essere lì con te e alzare il mio urlo primordiale verso il cielo, sentirmi parte di un mondo che mi accetta senza giudizio, considerandomi parte di un tutt’uno vivente. Perdonami, se puoi, amico mio. Respiro la tua stessa aria, bevo la tua stessa acqua, mangio le tue stesse foglie, calpesto la tua stessa terra, ma non sono come te, non più. Ho perso il mio sguardo orgoglioso, ho perso la mia voglia di vivere, ho venduto la mia anima al blasfemo dio denaro, ho lasciato che abusassero del mio coraggio, rendendomi la pallida imitazione di ciò che ero. Perdonami, amico mio.
Firmato: L’essere Umano.

Oggi sono qui e lacrime veloci segnano il mio volto, il cuore accelera il battito, la pioggia bagna la pelle e risveglia, almeno in parte la coscienza: grazie per ciò che sei, per ciò che hai fatto, per ciò che rappresenti.
Combatti il sistema. Sempre.
Fede

Non  conosco la provenienza dell'immagine, che mi è stata mandata via messaggio. Contattatemi per eventuali problemi legati al copyright.

martedì 22 maggio 2018

Federico Saccani Osteopata DO

Paride:"sai cosa mi è piaciuto molto, pa'? Che si vede l'affiatamento, che siete tanto amici".
In effetti è così. Siamo tanto amici.
Grazie Alberto, Martina, Cristina e Morena per aver condiviso con me ogni attimo di questa giornata. Grazie Luca e FisiomedicAcademy per la magnifica sorpresa ... spero di aver lasciato una piccola parte di ciò che ho ricevuto.
Grazie ai docenti e a tutti i compagni per avermi "permesso" di essere ciò che sono.
Marina e Paride, per voi le parole non bastano.
💜
Fede






domenica 20 maggio 2018

Domani Osteopata

>L’OSTEOPATIA  CAMBIA LA VITA<
Domani diventerò Osteopata. Lo considero un bel punto di partenza, un bel trampolino di lancio e, detto a quasi 45 anni, forse la cosa suona un po’ paradossale, ma come chi leggerà fino in fondo queste righe potrà accorgersi, in questo mio “traguardo accademico” molte sfaccettature sono un po’ ai limiti e quindi, nulla di cui stupirsi.
Sono e sono sempre stato un nerd da letteratura fantasy.
Ho caratterizzato l’adolescenza divorando libri e immergendomi nei mondi elaborati dalla mia mente, rendendo reali fiumi di parole, costruendo luoghi fantastici, immaginando volti, corpi, strade e città in modo, forse, da sentirmi a casa, in pace e protetto quando il mondo sembrava volesse aggredirmi, quando la vita, in tutto il suo giovanile furore, entusiastico e terribile, si palesava ai miei occhi e, innegabilmente, non ero ancora pronto per conoscerla.
Sono stato guerriero, maestro d’arme, vendicatore solitario e tenebroso, traendo linfa vitale ed energia emotiva dal tuffo (empatico) in questi personaggi, pur non essendone mai completamente affascinato, senza una completa soddisfazione. Era un’altra la figura che mi chiamava: il mistico, “mago”, avvolto perennemente nel mantello ed incappucciato ad occultare il volto, un bastone nodoso in mano, dal quale trarre il legame con gli elementi per formulare gli incantesimi.
Mi “vedo”, ancora oggi, chiuso nella stanza all’ultimo piano della torre più oscura del castello ad osservare, studiare e cercare di comprendere i misteri del mondo ...  un Druido, sciamanico personaggio, studioso di arti occulte, arcane ed enigmatiche.
Non sarei troppo lontano dalla verità se dicessi che il mio primo passo di avvicinamento allo studio dell’osteopatia sia legato proprio al voler “assomigliare” a questo tipo di figura, lo considero un retaggio, un po’ infantile forse, lasciatomi da ore di piacevole e indimenticata lettura.
Quindi, probabilmente, tutto inizia da questo antefatto, da questa voglia di conoscenza “superiore”, da questo voler essere fuori da uno schema predeterminato, essere la variabile impazzita, colui che spariglia le carte, colui che, con scienza, coscienza e conoscenza applica un’arte. Un paradosso e, l’osteopatia è paradossale, nel senso etimologico più profondo “para-doxa”, al lato delle opinioni normalmente accettate come vere: è indagine parcellare, ricerca continua, studio minuzioso, presenta una solida base scientifica (anatomia e fisiologia in primis), ma si fonda su ciò che abbiamo di più personale, la nostra sensibilità, il nostro tocco, le nostre mani.
Tutto ciò è diventato, nel tempo, una sfida con me stesso, anzi, soprattutto una sfida con la vita, una sorta di rivalsa, una ricerca di più attenzione, quindi “ad-tendere”, tendere verso qualcosa, un mirino puntato sulla realizzazione di sé, “l’illuminazione” che si raggiunge percorrendo una Via; e altro cos’è l’osteopatia se non Osteo-Path, sentiero dell’osso? Proprio questa via.
Ecco, quando si dice che studiare osteopatia cambia la vita, ci si riferisce proprio a questo, non a chissà quali mirabolanti avventure, ma semplicemente all’intraprendere un nuovo percorso, una nuova strada che, anche qui paradossalmente, ci riporterà al punto di partenza, ma decisamente migliori.
“Ciò da cui si parte è ciò a cui si arriva”, possiamo riassumere così questi anni di studio, solo che adesso guardo con occhi diversi e ciò che mi circonda ha un sapore diverso, profumi diversi, suoni diversi; questa prospettiva laterale, questo “scostare una tenda ed andare oltre” è il regalo che l’osteopatia mi ha lasciato. Adesso spetta a me metterlo in pratica nel miglior modo possibile, coltivarlo come un seme prezioso e farlo crescere; voglio proprio vedere dove tutto ciò mi condurrà, dove il mio “sentiero dell’osso” deciderà di portarmi ... anzi, da bravo Druido, non vedo l’ora di scoprire cosa ci sarà dopo.
Fede
“Tu mi hai condotto qui. È per te che sono venuto” Allanon Druido Supremo

Le foto sono di mia proprietà e rappresentano la mia tesi.

martedì 30 gennaio 2018

Università



>QUANDO L' UOMO COMUNE CAPISCE DIVENTA SAGGIO.
QUANDO IL SAGGIO CAPISCE DIVENTA UN UOMO COMUNE<


Da oggi, ufficialmente, Palestra Stile Libero-Laboratorio Motorio diventa azienda convenzionata con l’Università degli Studi di Genova, facoltà di Medicina e Chirurgia, come sede di tirocinio per gli studenti del Corso di Laurea in Scienze Motorie.
La cosa mi rende particolarmente soddisfatto, credo che lo smarrimento e il senso di inutilità e sconforto riscontrabile in gran parte degli “scienziati motori” sia imputabile proprio alla precaria e, soprattutto, dispersiva formazione ricevuta in facoltà e, nel mondo a tutta velocità odierno, rimanere tagliati fuori dal mercato del movimento è, anche vista la feroce concorrenza, un attimo.






Poter contribuire alla formazione degli studenti acquista, dunque, una molteplice valenza: fondere lo studio accademico con l’esperienza sul campo, confrontarsi con una realtà viva e pulsante, costruita con una visione laterale del movimento, assaporare il gusto profondo ed intenso della contaminazione come occasione di crescita, mettersi in gioco ed assumersi le proprie responsabilità.
Io sono pronto, anzi prontissimo, così come il primo tirocinante, Nicolò; se avete voglia di cogliere un’occasione, beh, ora sapete cosa fare.
SL.A.
“Gli uomini che rallentano e temporeggiare prima di decidere arrivano secondi. E io non sono uno di quelli. E.M.”

mercoledì 3 gennaio 2018

APPROCCIO OSTEOPATICO






>ARTI MARZIALI E OSTEOPATIA<

Trovo un singolare parallelo tra lo studio delle Arti marziali e quello dell'Osteopatia: una difficoltà iniziale ad entrare in un'ottica diversa, in una visione laterale delle cose, ma lo stesso entusiasmante coinvolgimento appena se ne riesce a percepire l'essenza.
Sono fortemente attratto da una particolare "branca" dell'Osteopatia, quella che viene definita "Funzionale" dove, per farla (molto) breve, i tessuti disfunzionali vengono posizionati in una situazione di riposo definita - Neutro Dinamico - esplicitazione che trovo particolarmente affascinante e strettamente connessa con il mondo delle Arti Marziali.
Punti cardine:
1) L’induzione iniziale del movimento in ciascuna delle direzioni elementari è piccola (non estesa) e le forze applicate sono minime
2) Il movimento viene portato verso la percezione di un brusco aumento di cedevolezza; la risposta si manifesta attraverso una minore percezione di resistenza alla pressione esercitata dalle dita che controllano il segmento in disfunzione (contemporaneamente, i movimenti si allontanano dalla direzione opposta di crescente resistenza)
3) Vengono combinate le singole direzioni rotatorie e traslatorie, controllandole al fine di ottenere un dolce movimento corporeo di torsione ad arco. L’ordine con il quale vengono indotte tali direzioni non è importante.
4) L’ultima fase della procedura funzionale prevede la richiesta di una specifico contributo di respirazione attiva, da effettuarsi nella direzione (inspirazione o espirazione) di ulteriore aumento di cedevolezza. Ad esempio, se si tratta dell’inspirazione, si inviterà il paziente a fare un respiro profondo, lentamente, e poi a trattenerlo per un poco.
5) Questo intervallo respiratorio, che si andrà ad aggiungere al continuo feedback di resistenza decrescente, permette all’operatore di completare attivamente la combinazione delle direzioni traslatorie e rotatorie più adatte ad ottenere il rilasciamento tissutale.
6) Il ripristino della simmetria motoria consente il ritorno alla posizione di riposo, lungo la linea mediana, non ostacolato da alcuna resistenza precedentemente percepita (feedback palpatori simmetrici).
Esulando da tutti i tecnicismi sia legati all'Osteopatia sia alle Arti Marziali (evidenti e ipotizzabili), tutto questo mi richiama alla mente una frase:
"Se il tuo avversario ti attacca con impeto, ricevilo con leggerezza. Se ti attacca con leggerezza, ricevilo con leggerezza" K.M. 10° Dan
E il parallelo continua:
"La scienza osteopatica ha molto da offrire se lavorate con forze interne che fanno emergere i processi di guarigione. È meglio lavorare con queste forze piuttosto che applicare qualcosa dall’esterno." W.G.Sutherland
“Shiki soku ze ku - Ku soku ze shiki
Tutti gli aspetti della realtà visibile equivalgono al vuoto (nulla) -
Il vuoto (nulla) è l'origine di tutta la realtà”. G.Funakoshi
La Mano Vuota marziale.
La Mano Vuota osteopatica.
Tutto questo si riflette, inevitabilmente, nella pratica, sia Marziale che Osteopatica …


Il racconto di percorsi personali.
>L’ARTE DI DIRIGERE LO SPIRITO E IL TRATTAMENTO OSTEOPATICO<

Parto sempre spavaldo. Non c’è problema, mi dico.
Poi arriva la paura, catalizzata da un senso di inadeguatezza, essere al posto sbagliato al momento sbagliato; i pensieri corrono ad inseguire un appiglio, un’ancora di salvezza; il cervello viene rivoltato alla ricerca di un qualcosa già visto, già vissuto al quale potersi aggrappare. Nulla. Uno scavo troppo consapevole per essere profondo, troppo pensato, troppo cosciente per riuscire a raggiungere la mia porzione primitiva, la mia parte libera.
Il tutto accade nel tempo di una stretta di mano poi, incredibilmente, l’orologio rallenta, fino a quasi fermarsi e, nello stesso istante accelera, fino quasi a travolgere. Domande, risposte, gesti, consuetudini, protocolli, test, prassi, appunti … tutto scorre davanti ai tuoi occhi come un vecchio film in bianco e nero; sei spettatore, ma anche un attore protagonista.
In un attimo durato minuti, ti trovi con le mani appoggiate sul corpo.
Subito un flash ad immagini multicolori, i libri di anatomia inondano il pensiero, ma l’inconscio li scaccia subito: “solo i tessuti sanno (R.B.)” e con quelli cerco di interfacciarmi.
Tutto, improvvisamente, cambia.

 

Non è più pensiero, è solo azione, anzi, possiamo dire che pensiero ed azione vadano a coincidere; ricordate? ”tutti gli aspetti della realtà visibile equivalgono al vuoto (nulla); il vuoto (nulla) è l’origine di tutta la realtà (G.F.)”; per un attimo mi perdo nel vuoto per, immediatamente, tornare al pieno, in una danza ancora aliena, nella sua affascinante complessità, ma allo stesso tempo così familiare, come se la conoscessi da sempre.
Le mani, meno sapienti, ancora, rispetto a ciò che vorrei, si muovono “in ascolto”; palpabile è l’abissale differenza tra un’anatomia descritta e una reale: nulla è dove dovrebbe, ma c’è tutto, in un ordine perfetto, ma terribilmente personale. I ritmi del corpo che tocco diventano i miei, cerco di distinguerli, di separarli, di analizzarli; il cranio mi parla, l’addome mi parla … o forse sono solo spettatore di un dialogo corporeo? Poco importa, cerco di decifrare un linguaggio codificato del quale sto imparando, poco alla volta, la “Stele di Rosetta”; cerco densità anomale, ritmi stonati, provo ad unire tessere di un puzzle dagli incastri multiformi e mutevoli.
Non c’è una soluzione univoca, ma c’è la mia; devo mettere una parte di me in ciò che sto facendo, “Kyu Shin Ryu - l’arte di dirigere lo spirito”, entrare completamente in sintonia con chi si offre al trattamento: empatia, se vogliamo, un’assonanza profonda, quel sentire/soffrire dentro che diventa vibrare insieme, sulla stessa lunghezza d’onda.
Cinque anni fa mi venne detto: “l’Osteopatia è una chiacchierata con il Sistema Nervoso”. Presi per buona la frase, ma non riuscii a farla mia.
Quasi come un mantra, però, quelle parole (apparentemente) senza significato ho continuato a ripeterle ogni giorno, fino ad inciderle dentro e, adesso, quasi alla fine di un viaggio, che sarà l’inizio dello stesso, comincio a comprendere, a vedere; le mani sul cranio e sull’addome le metto sempre, gesti che mi danno sicurezza e, soprattutto, informazioni … cranio e addome, dove, più che in altri luoghi, l’energia del sistema nervoso è pulsante.
Presente, ma neutro, non voglio invadere, ma solo fare parte; provo, con rispetto, a indurre qualche movimento, a liberare un piccolo impedimento, a far sì che il corpo che mi accoglie trovi una sua strada, anche solamente un passo alla volta, senza fretta.
Un respiro profondo e tutto finisce, mi sveglio da un torpore meditativo quasi spossato, ma bollente di energia nuova, pronto a ricominciare, con la stessa spavalderia, con la stessa paura, con la stessa voglia di riprovare a dirigere lo spirito.


>IL TOCCO OSTEOPATICO, L’ASCOLTO OSTEOPATICO<

Appoggio le mani.
Respiro profondo e chiudo gli occhi.
Preferisco, almeno inizialmente, non avere interferenze visive, lascio che il tatto “vada in esplorazione” senza condizionamenti esterni: avere uno schema mi serve solo per poterlo abbandonare.
Cerco di pormi in ascolto.
Per un istante, invisibile, ma presente, spengo anche la coscienza, voglio che il dialogo sia solo “sensoriale”, scambio informazioni silenziose e, quindi, estremamente potenti; se desidero ricevere, devo dare qualcosa di mio.
Riesco a vedere, nonostante gli occhi chiusi, grazie al tocco, “mani che vedono e che sentono”, mi venne detto tempo fa, ma non capii … il significato è molto più profondo di quello che sembra, esula da un concetto esprimibile a parole, come profonda è la nuova capacità di interfacciarsi con chi si ha di fronte; mi muovo delicato, consapevole di rapportarmi con qualcosa di vivo, ma deciso, in modo da scegliere con che struttura confrontarmi, superficiale o profonda.
Gli occhi, ora, sono aperti, ma la vista è solo nelle mani che, libere da preconcetti, decidono cosa farmi vedere, anzi, cosa farmi ascoltare.

SL.A.

martedì 17 ottobre 2017

Salta la corda Slotty



“Salta la corda Slotty”

Celebre frase di uno dei film che, senza alcun dubbio, ha segnato un’epoca e una generazione.
Era il 1985 e quell’innocente “Salta la corda” rappresentava una normalità fin troppo normale per ragazzi, fortunatamente, cresciuti “in mezzo ad una strada”, tra cortili e macchine posteggiate, tra interminabili partite di pallone e infinite avventure arrampicati sugli alberi o nascosti in qualche tugurio abbandonato, dove era facile diventare “Cow Boy”, “Indiani”, “Pirati” o “Moschettieri”, spesso addirittura tutti nella stessa storia.
“Salta la corda” era la quotidianità.
Era.
In, relativamente, pochissimo tempo si è presentata un’involuzione delle capacità motorie da mettere i brividi, una sorta di sedazione neuromuscolare dalle ipotizzabili cause, ma di difficile risoluzione.
L’Italia ha scelto la via della “Ineducazione Motoria”, la scuola abbandona un progetto sensato di sviluppo del giovane evitando di investire sul movimento mentre l’università, nella fattispecie le facoltà di Scienze Motorie, si accontenta di sfornare disillusi disoccupati dalla traballante preparazione teorica e dall’inesistente qualità pratica. Il tutto condito da una fretta di soluzioni, da una ricerca di immediatezza e superficialità di risposta, da una “iper-comodità” tecnologica e, purtroppo, da un imperante menefreghismo.
Inibire il desiderio, innato, motorio dei giovani, soprattutto nella sua porzione educativa (non necessariamente sportiva, anzi, direi non sportiva) è un delitto che, inevitabilmente, i ragazzi pagheranno in futuro. Quanti “sportivi a quarant’anni” vedo incespicare in giro, con tanta volontà e poche basi, dispersi ad inseguire l’uscita da un labirinto senza uscite … se tanto mi da tanto, il futuro non ci riserva nulla di roseo.
Immaginate una palazzo fatto di tanti piani. Ogni piano ha delle finestre più o meno grandi dal basso, finestre enormi, fino in cima, finestre più piccole. Ecco, quel palazzo sono le capacità motorie acquisite in una vita: chi compie movimento da piccolo avrà dei finestroni belli grandi ai piani bassi; se manterrà la passione per l’attività fisica continuerà ad arricchire di finestre tutti i piani, fino alla vecchiaia. Viceversa, chi inizia a muoversi tardi, avrà le sue finestrine in alto, ma i piani bassi saranno oscurati. Non è difficile capire quale palazzo sarà più luminoso, vero? Muoversi in tenera età, specialmente in maniera multilaterale, può aiutare a disegnare (insieme a molti altri parametri) il “palazzo motorio” più luminoso e maestoso possibile.
Tutto ciò, a cascata, porta a benefici SICURI in termini di salute e aspettativa di vita.
Attualmente l’inattività fisica è identificata a livello globale come il quarto più importante fattore di rischio per la mortalità [1].
Ogni anno, infatti, in tutta Europa si verificano un milione di decessi (il 10% circa del totale) causati proprio dalla mancanza di attività fisica. Si stima che all'inattività fisi­ca siano imputabili il 5% delle affezioni coronariche, il 7% del diabete di tipo 2, il 9% dei tumori al seno e il 10% dei tumori del colon. Inoltre, molti paesi della regione hanno visto le percentuali relative al numero di persone sovrappeso e obese aumentare negli ultimi decen­ni. I dati sono allarmanti: in 46 paesi (l'87% dell'Europa), oltre la metà degli adulti sono in sovrappeso o sono obesi, ed in diversi casi si arriva a sfiorare il 70% della popolazione adulta [2].

Occorre un reset generale.
Obbligatorietà del movimento sin da molto piccoli; dare dignità al corso di laurea in scienze motorie, anche con programmi innovativi e brillanti, che mettano il movimento al centro come obiettivo primario, con una imponente mole di studio teorica, ma accompagnata da un’immersione decisa nella pratica; annichilimento del Coni e del potere di tutte le federazioni ad esso collegate, ormai semplicemente imprese commerciali, rendendole esclusivamente garanti delle competizioni  sportive; valorizzazione tramite responsabilità del laureato in scienze motorie che, a questo punto, deve rimboccarsi le maniche e dimostrare con i fatti la propria competenza; implementare le ore di attività motoria scolastica, non più oretta per sfogarsi o ripassare, ma renderla materia di studio a tutti gli effetti, abbinando la parte pratica a quella teorica; valutazione del corpo docente, evito commenti in merito (sarebbero pessimi), e rinnovamento dei programmi ministeriali …
La situazione attuale sta diventando insostenibile; c’è tanto da poter fare, ma poco tempo per farlo.
Come sempre le soluzioni immediate e veloci non portano a nulla, ci si deve impegnare nella creazione di un programma mirato alla salute e alla prevenzione, puntando sulle peculiarità dell’attività motoria che, ci tengo a sottolinearlo, non è sport.
SL.A.


Immagini tratte da:
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