>PROFESSIONE SANITARIA?<
Diverte osservare come alcuni pensieri prendano
forma nelle maniere più strane; in
questo caso è sufficiente la lettura di un dibattito in rete per scatenare in
me una reazione a cascata di concetti che, devo confessare, fatico ad elaborare
e mettere per iscritto. Provo comunque, se non altro per dare un certo ordine e
chiarezza a me stesso.
Preciso che non ero partecipe della, peraltro
poco interessante, discussione, ma da annoiato ospite cercavo una sorta di
passatempo. Argomento le “Scienze Motorie”, non ricordo nemmeno il nome preciso
della pagina, ma era senz’altro un qualcosa di pomposo e altisonante, così come
l’oggetto di discussione … il compenso del personal trainer, lo svilimento
della professione, la professionalità, ecc … . Roba da addormentarsi in pochi istanti
e così, infatti, è stato …
… ricordo le mie dita cercare il cursore del
mouse per far scorrere la pagina, ricordo uno sbadiglio profondo, ricordo
alcune parole a caso – allenamento – rieducazione – funzionale – movimento –
training – postura. Buio.
“Pino (nome di fantasia) si presenta in palestra
una mattina. E’ accompagnato dalla fidanzata. Sono innanzitutto gli occhi di
lei a colpirmi, lo coccola e allo stesso tempo lo protegge con lo sguardo;
rimango colpito da quegli occhi, sono gli occhi, forti e compassionevoli,
sereni e sicuri di cui il mondo ha bisogno. Il corridoio di ingresso del mio
centro è piuttosto lungo, complice una infelice progettazione architettonica
della precedente gestione, saranno una decina di metri, una sorta di miglio
verde che accompagna, in pochi secondi, gli utenti agli spogliatoi o al banco
della reception. Un intricato gioco di specchi e vetrate (sempre i soliti geni
del design di cui sopra) mi permette di osservare, comodamente seduto al banco,
chi si presenta alla porta e, quindi, farmi già un’idea, nel caso di un viso
mai visto, delle sue intenzioni; chi si presenta con la borsa e vuole iniziare
subito, chi si guarda in giro titubante e probabilmente chiederà solo
informazioni su costi ed orari, chi viene solo a vedere se può utilizzare per 5
minuti il parcheggio … Pino quella mattina ha impiegato più di un minuto a
compiere i dieci metri dell’ingresso. Non per timidezza, non per titubanza, non
per insicurezza. Un giorno, più di un anno fa, Pino si è “svegliato” quasi
completamente immobile; non entro nello specifico della problematica e della
persona. Pino, dato per “vegetale” da alcune figure sanitarie (figura a cui
tanti mie colleghi professionisti delle scienze motorie tendono), ha voglia di
mettersi in gioco. Non è facile. Per nulla. Ma giochiamo. Metto a disposizione
tutto ciò che ho per fare in modo che ottenga un beneficio dal movimento.
Pino, il “vegetale”, si muove e, con i piedi per
terra, non mettiamo limiti ai suoi obiettivi. Continua tutte le sue terapie, ma
in più si muove.
La giornata scorre rapida. Persone di ogni tipo
si susseguono a ritmo infernale nelle dodici ore di apertura della palestra.
Atleti che ottimizzano la preparazione, ragazzoni in cerca di un rinforzo al
proprio ego, ragazzine che inseguono un ideale inesistente, anziani per
riacquistare una perduta vitalità, chi vuole solo stare in forma, l’infortunato
per rimettersi in piedi, chi ha mal di schiena, chi vuole dimagrire, chi nella
vita ha incontrato un nemico terribile, ma non si è rassegnato alla sconfitta,
chi vuole socializzare, chi vuole mettersi alla prova, chi ha spirito di
rivalsa, chi non può farne a meno, chi intanto si fa una foto e la diffonde sui
social, chi viene di corsa, per correre, chi viene per stare con gli altri e
chi per stare da solo, giovani, vecchi, timidi e spavaldi. Un microcosmo di
anime che vanno accompagnate.
Tutte".
Un braccio intorpidito segnala al mio corpo che
è inutile continuare a sbavare sulla tastiera ed è meglio svegliarsi. Mi
stiracchio e ripenso al sogno, che poi sogno non è, ma semplicemente il
racconto di una realtà quotidiana, fatta di confronto e crescita.
Confrontarsi per crescere. Studiare per
confrontarsi e per crescere. Professionalmente e nella vita.
E qui sta la differenza. È questo il punto
cruciale, ciò che distingue il professionista del movimento, colui che opera
con metodo e conoscenze acquisite in anni di studio ed esperienza, dal resto,
da chi fa il corsetto di due giorni, da chi si riempie la bocca con parole
lette sulle riviste, da chi si improvvisa, da chi, seduto sulle proprie
posizioni non accetta l’evolvere inarrestabile ed inevitabile delle cose.
Abbiamo la consapevolezza di fare il lavoro più bello del mondo (o uno dei),
insegnare alle persone a muoversi e a trarne piacere. Queste sono le scienze
motorie: consegnare ad ognuno il proprio movimento, in scienza, coscienza e
conoscenza. Il resto sono solo chiacchere e le lasciamo ai “guru” del web,
arroccati a pontificare dalle loro eburnee torri mentre noi, festanti, corriamo
liberi sulla strada.
Felici di percorrerla.
DON JUAN: «Para mi solo recorrer los caminos
que tienen corazon, cualquier camino que tenga corazon. Por ahi yo recorro, y
la unica prueba que vale es atravesar todo su largo. Y por ahi yo recorro
mirando, mirando, sin aliento.» TRADUZIONE: «Per me c'è solo il viaggio su
strade che hanno un cuore, qualsiasi strada abbia un cuore. Là io viaggio, e
l'unica sfida che valga è attraversarla in tutta la sua lunghezza. Là io
viaggio guardando, guardando, senza fiato.» Carlos Castaneda.
Anche per me.
SL.A.
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